“Solo Nero Expo” – 15/18 Settembre 2017- Teatro Sociale della Concordia

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“Solo Nero Expo” è un percorso di dodici tappe, visitabile dal 15 al 18 Settembre 2017, presso il Teatro Sociale della Concordia, durante il weekend dell’Antica Fiera di Portomaggiore

I ragazzi dello staff hanno realizzato una galleria d’arte, per trasmettere un messaggio, un’emozione, una storia. Durante “Solo Nero Expo” sono stati esposti dodici disegni e dodici fotografie, realizzati appositamente dagli artisti partecipanti a tema dei dodici racconti del libro. 

 

 

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MIRÓ A BOLOGNA: UN TUFFO NEL COLORE – Laura Saetti

di Laura Saetti

 

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Anticonformista, originale e pimpante pittore, ceramista e poeta spagnolo che lasciò un segno indelebile nell’arte europea delle avanguardie, sperimentando le principali correnti artistiche del ventesimo secolo. Joan Miró, dall’11 aprile al 17 settembre 2017, è in mostra a Bologna in una rassegna organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con Fondazione Pilar i Joan Miró di Maiorca. Con circa centotrenta splendide opere di diversi formati e tecniche, la mostra ospitata a Palazzo Albergati vuole raccontare il linguaggio dell’artista catalano, il suo modo di pensare, il profondo attaccamento alle sue radici e la continua ricerca di novità in un percorso museale davvero coinvolgente.

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La visita parte al piano inferiore del bellissimo palazzo cinquecentesco bolognese ed abbraccia perlopiù l’ultimo trentennio di attività. Il più conosciuto periodo surrealista dell’artista viene appena accennato, concentrandosi maggiormente sul suo modus operandi e il suo legame con l’arte materica, il dadaismo, l’arte orientale e l’espressionismo americano.

Entrando nella prima sala è impossibile non soffermarsi ad ammirare il doppio olio, dipinto sul fronte nel 1908 e sul retro nel 1960, un pezzo che da solo racchiude l’evoluzione stilistica dell’artista. Di estrema bellezza, questa è una delle poche tele dei primi anni presente alla mostra (anche perché Miró spesso distruggeva o ridipingeva il frutto dei suoi “goffi” esordi).

Nelle sale successive, si evince quanto fosse poliedrico l’artista catalano: oltre ai dipinti ad olio spiccano maschere grossolane di un particolare materiale ceramico refrattario e gli altrettanto importanti libri d’artista. Lapidari è la sua ultima grande pubblicazione del 1981, due anni prima di morire, eletta a testamento spirituale di questo suo ambito lavorativo. La raccolta riunisce alcuni scritti di anonimi autori catalani alle ventiquattro acqueforti miroiane di stile differente che dialogano con il testo poetico.

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“Pittura e poesia si fanno come si fa l’amore, uno scambio di sangue, un abbraccio totale, senza alcuna prudenza e protezione” – Joan Miró

Per Miró dipingere era un bisogno fisico, lo faceva in modo diretto e spontaneo: fu questa sua filosofia che gli fece presto trovare grande affinità con le stampe, la pittura e la calligrafia giapponese. L’arte orientale colpì e influenzò la sua tecnica, come mostra l’opera di grande formato dell’ultima sala del piano inferiore, che ricorda un dragone.

Salendo le scale di Palazzo Albergati, si entra nella seconda parte della mostra, che esordisce con la ricostruzione dello studio privato di Miró a Son Abrines (Palma di Mallorca), disegnato dall’amico e architetto catalano Josep Lluís Sert e terminato nel 1956, adempiendo così ad uno dei sogni di Miró: quello di avere un atelier dove lavorare.

“Il mio studio è come un orto… io sono il giardiniere” Joan Miró

Proseguendo nella visita, si notano diverse sale che raccolgono il periodo più gestuale e maturo di Miró, opere successive agli anni Sessanta che rimandano ai temi e soggetti prediletti dell’artista: paesaggi, personaggi femminili, uccelli e corpi celesti, ravvisabili quasi unicamente per i titoli dati ai dipinti, in quanto il suo repertorio iconografico col tempo si fece sempre meno figurativo ma più enigmatico e astratto. Nel comporre le sue tele, Miró si occupava prima del colore poi della struttura della composizione: il fondo blu, giallo o rosso è ricorrente nelle sue opere poiché sono questi i tre colori che prediligeva, senza dimenticare il nero, folgorante e sempre presente. Con la progressiva semplificazione della sua arte, il pittore catalano si accostò alla pittura americana e alla tecnica del dripping, che aveva conosciuto durante un suo viaggio a New York. Dagli anni Sessanta circa, con l’uso di spruzzi e gocciolamenti di colore, cominciò ad evocare la pittura di Jackson Pollock, mutando sostanzialmente il suo modo di produrre.

“Apprezzo molto l’energia e la vitalità dei pittori americani, mi piacciono soprattutto la loro freschezza e il loro entusiasmo” Joan Miró

Nell’ultimo ventennio della sua carriera, Miró accolse nella sua arte arnesi umili e quotidiani, oggetti trovati casualmente ed elementi naturali. Il suo obiettivo era mettere radicalmente in discussione la pittura, ucciderla, affidando le visioni poetiche a alla sensibilità di chi guarda. Una delle sezioni conclusive dell’esposizione è proprio dedicata alla sperimentazione dei materiali. Significativo in questo senso è Personaggio e uccello, opera che unisce scultura e pittura utilizzando come supporto pittorico la carta vetrata; oppure l’assemblaggio di gusto dadaista Senza titolo del 1972, un semplice giornale cileno del 1971, arrotolato, dipinto e legato.

La ricostruzione della biografia di Miró, le innumerevoli e variegate opere, l’allestimento citazionista e immersivo mi hanno davvero colpita, ma la mia preferenza ricade senz’altro sul trittico monocromatico del 1973 che cita chiaramente lo stile del maestro Modest Urgell e conserva tutta la freschezza di uno schizzo. Se messo a confronto con il più antico paesaggio del 1908, presente in mostra, ha dell’incredibile: la semplicità compositiva e cromatica esprime i tratti immutabili della natura ottenendo così la massima vitalità con il minimo delle risorse, con una semplificazione estrema e con una tavolozza ristretta. Già amavo Miró, ma quest’esposizione permette a tutti di essere letteralmente risucchiati nell’inebriante vortice cromatico di un artista completo ed abilissimo. Usciti dalla mostra si ha una visione dell’arte decisamente rinnovata e non si può che apprezzare ancor di più questo pittore. Dunque, per chi non lo conoscesse ancora, Palazzo Albergati è un passaggio obbligato.

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MIRÓ! Sogno e colore
Bologna, Palazzo Albergati
dall'11 aprile al 17 settembre 2017
Via Saragozza 28
www.palazzoalbergati.com

Visitabile tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00

 

©Laura Saetti

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‘The Look Into It’ #BehanceProject by ValentinaBamboli

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THERE’S A SMALL LIGHT INTO YOUR EYES, IT’S A LIGHT ELUSIVE AND RESTLESS, INDOMITY AND PROVOCATING… THE LOOK INTO IT.

https://www.behance.net/gallery/52081889/THE-LOOK-INTO-IT

©Photography and words ValentinaBamboli– All rights reserved

©giuliazuuzsangiorgi.com

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https://www.youtube.com/watch?v=MMeUfXCBzGs

Le persone non sono mai come sembrano.

Ci sono quelle che vivono ossessionate da particolari, da dettagli insignificanti. Magari sono le stesse persone che poi non danno importanza a piccoli gesti, ai segnali che ricevono dal mondo circostante. Oppure ci sono quelle perennemente distratte, immerse in una realtà parallela, incomprensibile da tutti gli altri, che però non si lasciano sfuggire nulla, che notano ogni minimo cambiamento, ogni svolta. Ci sono persone cattive che sembrano buone e buoni che sembravo cattivi. Alcuni ispirano fiducia incondizionata e sono i primi a pugnalarti alle spalle. 02cdf86c-7b22-4974-992b-e7b1edb4f82enAltri, di cui si dubita sempre, sono i più sinceri.

“Solo Nero” è una raccolta di storie, storie di persone particolari, emotivamente e psicologicamente instabili, in situazioni spiacevoli, tragiche, estreme. Alcune sono puramente inventate, altre, quelle che preferisco, sono ispirate a personaggi reali. Sono storie brevi, piuttosto semplici, dove le persone muoiono, si perdono nel buio più totale, fanno i conti con le crudeltà degli altri, ma anche con la perfidia del proprio essere. Perché non sempre i nemici sono estranei o distanti, spesso si trovano più vicini di quanto si creda, nella propria schiera di amici, nella propria famiglia o peggio, nel proprio inconscio.

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Leggi l’intervista su dianoratinti.it –> http://www.dianoratinti.it/intervista-giulia-sangiorgi/

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Interview with Julia A.Smolenkova

Russian artist and gallerist, Julia A. Smolenkova was born in 1986 in a family of artists. Graduated in Art, she manages three studios in Moscow, Brussels and Paris. She received awards from the Russian Art’s Academy, she won more Art International Competitions and today she works as an Associate Professor at the Monumental and Decorative Sculpture’s Department at the Art and Industry’s Academy in Moscow. She has displayed her works and organized other artist’ exhibitions in several countries, like Germany, Austria and the US. You can find a list of her major exhibitions in the last few years on the website www.julia-smolenkova.com

Who is Julia Smolenkova?

“I am a lucky artist, and for this gift I thank fate. Art should bring optimism and joy the people, keep them interested and give them feelings of joy. There’s so much horror, fear and pain in the world, that art should be inspiring and emotional in every possible way. And that’s what I try to do with my work”.

Moscow, Brussels and Paris. How important is the influence of the cities you’ve lived in for the realization of you work?

“I paint in all the places that make me feel good and I create my works with positive emotions. I really like my studio in Moscow, but also the other two. They are completely different as are the pieces I create in them. It’s like the city is painting with me.

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Moscow is dynamic, with contrasting colors and materials, it never stop and never sleeps, it’s a storm of emotions, movements, all day and all night. Paris is brightness, airiness and light, like in no other place. Paris has a warm tone and an inimitable golden light. I like my study in Brussels for its view opens on the Grand Place and my works here are more serious than the ones I create in Paris. It’s probably because of the lifestyle in Belgium, which is a lot more relaxed, and lets me stop and think a bit more, so I can work on the paintings with more calm and time.

Every city I work in is reflected in my art so I’m not always excited to sell my paintings, because it’s like selling a part of myself, a part of my soul. I’m glad that people like my works and that they hang them on the walls of their houses, but each painting is a fragment of my story. In one of them, for example, you can see an abstract image, a still life, a theatrical costume, a girl’s portrait, the fanning of the wings, the clouds light, the reflections of the architecture’s lights and shadows. The same painting reminds me of the place where I created it, the people that were around me, the feelings I felt and the moments I lived there.

The viewer can’t feel the race on Sunday in Paris when I was in search of a fine arts store to buy the colors that I didn’t have with me. That evening was the opening night of my exhibition and the city inspired me some missing paintings to create. I created them quickly, lightly, emotionally and with spontaneity, just in time before the opening. These are the kind of paintings I prefer, because they mean something so important to me.

Art has always been crucial in your family. Have you always wanted to do this in your life?

“Yes, I have”.

If you had to choose one exposition for each city, which ones would you prefer?

“I would probably choose the works I haven’t created yet in each city”. (Laugh)

“Of course, I spent most of my time in Moscow, where the studio is equipped for painting, sculpture and mosaics. Creating a mosaic is a long process and now I can only do it in this study. But an important exhibition of my mosaics will open in Brussels soon. I love the famous blue stone used to build the old city, so I want to bring my mosaics in this city. I think it will be very beautiful, there will be the works of my past eight years, it will be really interesting event and I invite everyone to visit the exhibition. All information is on my WebSite.

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In Moscow is open now my “Polyphonic Abstractions” exposition that fits really well the reality of a Moscow that never sleeps. The main theme of my work is the city, in all its architecture, people, emotions, colors. In Paris I can only imagine to show paintings and graphics created in the Paris light itself. I can’t organize an exhibition of monumental mosaics or challenging painting here yet, beacause the exhibition’s location in the city is very important to me, art should fit organically into the environment in which it’s located, whether it’s a private home, an exhibition area, or an urban area. Everything has to be perfect.

Now I’m travelling a lot in Italy, it’s an amazing country with an unique culture. I hope to start bringing my work here too. I’m always ready to new projects!”

Your job gives you the opportunity to work with many artists and meet famous people. Is there someone you want to remember or an important moment for you?

“As I said, I’m lucky. Fate makes me meet talented, original and interesting people. I keep the memories of all those meetings with great affection and gratitude. Once I had the honor to talk to Pierre Cardin in his restaurant after an exposition. He dedicated me his time and answered all my questions about his perception of modern art and his love for the Russian art and theater. Then, the dialogue evolved into a series of joint creative projects, in Paris and in Moscow. I’m really grateful for all the opportunities I had and those I’ll have. Right place right time, it’s my view”.

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Is it difficult to organize exhibitions for others rather than yourself?

“Every exhibition is an event, a party, an important moment in which the people participates with interest. The artists who let me make their exhibitions have previously visited my ones and they know that I’ll work for them as good as I would for myself.
I have organized in Moscow a Festival called “The art of sculpture” for seven years, which has recently become international: participants come from Europe and the United States. Both famous artists and young artists take part in this Festival, all on the same level in a common artistic space. I organize many solo and group exhibitions by artists from different countries. I invest a lot in the show and I’m very demanding. I want visitors to always be able to see quality art. Every type of art, from classical to modern, from figurative to painting, must be presented on the highest professional levels”.

Some advices for aspiring artists-gallerists: three essential characteristics to be good in this job.

“Be critical with yourself,

respect your audience,

don’t stop once you’ve reached a goal”.

©Giulia Sangiorgi- All rights reserved

©Julia A.Smolenkova- All rights reserved

www.julia-smolenkova.com

info@julia-smolenkova.com

Jepchumba e le tecnologie digitali in Africa

Jepchumba, artista digitale keniana, è la fondatrice di Africandigitalart, uno spazio virtuale di promozione e sostegno delle attività digitali anche in paesi tecnologicamente più arretrati in Africa. untitled

Ho potuto incontrarla lavorando nella sala stampa al Festival di Internazionale 2015 a Ferrara, dove Jepchumba è stata tra gli ospiti del dibattito “Cambiare il mondo con un’App”.

Ecco dove leggere qualcosa in più su di lei:

http://www.jepchumba.com/

http://africandigitalart.com/

https://twitter.com/digitalafrican
Jeff Manning
Jeff Manning-https://www.jeffmanningart.com/

 

L’importanza delle tecnologie digitali in Africa

Trai progetti importanti di Jepchumba, che da anni promuove innumerevoli attività digitali in Africa, vi è la creazione di un’applicazione particolare, Avirohealt, tramite la quale viene fornito un aiuto a medici e infermieri nel trattare pazienti affetti da Hiv.

Come ha spiegato all’incontro sopracitato, alla base di questo progetto vi sono varie motivazioni, prima tra tutte il cercare di capire le persone da un punto di vista emotivo e creare tecnologie che siano adatte ad ognuna di loro.

Jepchumba ha cercato di inserire strumenti tecnologici nella vita di tutti i giorni in alcune delle aree digitalmente più arretrate dell’Africa. L’apertura di negozi di prodotti digitali e di laboratori ha permesso di far interagire molte più persone con questi strumenti. Il nuovo linguaggio digitale adottato da operatori sanitari, medici ed infermieri ha permesso di gestire in modo nuovo ed alternativo il rapporto con i pazienti.

La cosa importante”, ha detto, “è far comprendere agli utenti che anche loro possono essere utili e possono contribuire aiutando chi ha poca famigliarità con questi nuovi strumenti”. Ogni attività di interazione tecnologica cambia anche il modo ti interagire culturalmente e socialmente tra le persone. Secondo lei questi nuovi mezzi di espressione, anche al di fuori del campo medico, possono dare voce alle persone migliorandone il livello di cultura globale. Condividendo di più si può apprendere di più.

Vincere le difficoltà con l’attività collettiva

“Non si può portare una tecnologia in un territorio che non abbia una certa consapevolezza dell’uso e delle possibilità che queste innovazioni offrono, le quali devono essere relazionate alle problematiche del paese in questione.”

Non è un processo semplice quindi, come ha spiegato l’artista, cercare di trasmettere l’importanza di nuovi strumenti in paesi piuttosto arretrati.

Inoltre, imbattersi in nuovi strumenti senza conoscerne ogni possibile utilizzo può portare conseguenze non sempre positive. Avere dimestichezza con la rete e capacità di utilizzo dei nuovi media digitali permette di reagire meglio nel momento in cui si dovessero riscontrare difficoltà. Le nuove tecnologie digitali vanno usate, bisogna fare pratica per ottenerne i maggiori vantaggi.

Servono molti volontari, persone che si dedicano a fornire insegnamenti, supporto e motivazioni al popolo. Le persone tecnologicamente ignoranti vanno alfabetizzate e sostenute durante il loro processo di digitalizzazione.

Più attività collettiva per ottenere maggiori risultati e positivi. Questo è il messaggio alla base di ogni attività di Jepchumba.

“Non sono le applicazioni a poter salvare il mondo, ma le persone che ci sono dietro, le loro motivazioni, il loro lavoro e i sacrifici nel finanziare questi progetti”.

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Puoi scaricare il mio comunicato stampa sull’incontro per Internazionale al link: http://www.internazionale.it/festival/sala-stampa/cartella-stampa-2015

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 Image: Graphic Artist Jeff Manning

https://www.jeffmanningart.com/

https://twitter.com/digitalafrican