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https://www.youtube.com/watch?v=MMeUfXCBzGs

Le persone non sono mai come sembrano.

Ci sono quelle che vivono ossessionate da particolari, da dettagli insignificanti. Magari sono le stesse persone che poi non danno importanza a piccoli gesti, ai segnali che ricevono dal mondo circostante. Oppure ci sono quelle perennemente distratte, immerse in una realtà parallela, incomprensibile da tutti gli altri, che però non si lasciano sfuggire nulla, che notano ogni minimo cambiamento, ogni svolta. Ci sono persone cattive che sembrano buone e buoni che sembravo cattivi. Alcuni ispirano fiducia incondizionata e sono i primi a pugnalarti alle spalle. 02cdf86c-7b22-4974-992b-e7b1edb4f82enAltri, di cui si dubita sempre, sono i più sinceri.

“Solo Nero” è una raccolta di storie, storie di persone particolari, emotivamente e psicologicamente instabili, in situazioni spiacevoli, tragiche, estreme. Alcune sono puramente inventate, altre, quelle che preferisco, sono ispirate a personaggi reali. Sono storie brevi, piuttosto semplici, dove le persone muoiono, si perdono nel buio più totale, fanno i conti con le crudeltà degli altri, ma anche con la perfidia del proprio essere. Perché non sempre i nemici sono estranei o distanti, spesso si trovano più vicini di quanto si creda, nella propria schiera di amici, nella propria famiglia o peggio, nel proprio inconscio.

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Leggi l’intervista su dianoratinti.it –> http://www.dianoratinti.it/intervista-giulia-sangiorgi/

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#Vitadabullo e sensi di colpa

“Sono stato cattivo con chi non poteva difendersi, ho un peso da scontare”

Quando Giacomo mi ha chiesto di scrivere qualcosa, non avevo idea di quello che mi avrebbe rivelato. “Prendere consapevolezza dei propri sbagli è un grande passo”, mi ha detto, “confessarli agli altri è un modo per scusarsi”.

L’ho conosciuto casualmente, per motivi professionali, differenti da quelli che poi mi hanno portato ad intervistarlo. Sempre per caso, appunto, ci siamo trovati a parlare di bullismo, delle cause, delle conseguenze e di tutto quello che gira intorno a questa tematica.

Come sapete mi piace raccontare storie di persone particolari, con esperienze fuori dal comune. Persone che trasmettono emozioni, che hanno qualcosa di importante da dire. Ecco la storia di una persona che si è pentita delle azioni fatte in un passato lontano, quasi volontariamente rimosso dalla memoria, e che ogni giorno cerca di fare qualcosa per migliorarsi.

Torniamo indietro nel tempo. Quanti anni avevi e, soprattutto, che persona eri?

“Avevo quattordici anni quando ho iniziato ad essere un certo tipo di ragazzino. Quello che va male a scuola, che fuma per sentirsi figo, che insulta per sentirsi potente. Ero quel tipo di ragazzino che nessun genitore vorrebbe come figlio. Quello che lì fa vergognare, quello porta guai e preoccupazioni. Ero uno con un sacco di vizi, uno convinto. Tutto andava come volevo”.

Cosa facevi esattamente agli altri ragazzini? 

“Alcuni li prendevo in giro, altri proprio li umiliavo davanti a tutti. Molti li ricattavo per avere soldi per le sigarette, altri ancora li menavo per il puro gusto di farlo. Ero diventato quello da temere, tutti i maschi stavano alle mie regole e tutte le femmine mi adoravano, e chi si ribellava non la passava liscia. Insultavo quelli che secondo me erano sfigati. E per sfigati intendo quelli meno socievoli, quelli con qualche chilo in più, quelli senza fidanzatina o quelli che economicamente non avevano troppe possibilità. Sono stato proprio stronzo. Sono stato cattivo con chi non poteva difendersi, e per questo ho un peso da scontare”.

Il tuo peso da scontare è il senso di colpa?

“Sì, assolutamente. Ma anche il rimorso. La vergogna. Non ho mai chiesto scusa a quei ragazzini. Alcuni li incontro ancora oggi per strada, abbasso la testa perché non ho il coraggio di guardarli negli occhi. Vorrei potergli dire che mi dispiace e che sono contento che stiano bene. Altri invece sono ancora dei casi umani e forse, in gran parte, è colpa mia. Perché quando io mi divertivo come un cretino loro stavano male, subivano. Certi traumi non si superano, certe menate non si scordano, a maggior ragione se non hai fatto nulla per meritartele”.

Immagino che queste cose tu le abbia comprese solo in un secondo momento. Quando hai smesso? Cosa ti ha fatto smettere?

“Esatto, l’ho capito anni dopo. Quando l’ho capito? Quando la frittata si è ribaltata. Quando ho avuto quello che mi meritavo. Ero alle superiori, esattamente al quinto anno. E’ successo che ho incontrato uno più stronzo di me. Sono passato dalla parte opposta e ho compreso che cosa avevo fatto agli altri per molti anni. Quindi sono cambiato, ho iniziato ad avere parecchi complessi mentali, vere e proprie crisi adolescenziali. Mi sono isolato per parecchio. Ho scelto di migliorare la  mia persona, mi sono dato una possibilità. Ho iniziato ad avere di nuovo amici solo quando mi sono iscritto all’università e ho cambiato giro”.

Tu fai un sacco di volontariato, ti piace aiutare gli altri?

“Sì, adesso mi piace. Lo so dove vuoi arrivare”.

Voglio arrivare a chiederti se lo fai per “ripulirti” la coscienza. Fare qualcosa per gli altri ti fa sentire meglio?

“Mi fa sentire molto meglio. Oggi ho una vita abbastanza normale, una carriera e molte soddisfazioni, ma farlo mi aiuta a migliorare la mia autostima. Anche se non sembra, l’opinione che ho di me stesso non è troppo positiva. E certo che lo faccio anche per “ripulirmi”, non potevi trovare aggettivo migliore”.

Grazie per le tue risposte. Ultima domanda: un messaggio per tutti gli ex stronzi come te che, per paura di essere giudicati, non si espongono.

“Grazie a te, per aver trovato il tempo di parlarne. Quello che mi sento di dire è di non vergognarsi a raccontarlo. Errare è umano, ma l’importante è rendersene conto e cercare di porre rimedio a quello che si è fatto. Prendere consapevolezza dei propri sbagli è un grande passo, confessarli agli altri è un modo, anche se non diretto, per scusarsi. Si sta bene dopo averlo fatto, sul serio”.

 

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Grazie a Giacomo per la sua storia.

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Un’idea per salvare i giornali – Festival di Internazionale a Ferrara 2016

L’economista francese Julia Cagè è stata intervistata da Luca Sofri, giornalista italiano fondatore del sito di informazione “Il Post”, al Festival di Internazionale a Ferrara, venerdì 30 Settembre 2016.

Come ogni anno le proposte di dibattito e gli spunti di riflessioni offerti dal Festival sono parecchi, e l’informazione come bene pubblico da preservare e alimentare è una tematica su cui c’è sempre qualcosa da dire.

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Julia Cagè insegna all’Università Sience Po di Parigi, e si occupa di politica, storia economica e organizzazione industriale. Al Festival ci ha parlato del suo libro “Salvare i media. Capitalismo, crowdfunding e democrazia”, uscito in Francia lo scorso anno e tradotto da Bompiani nella versione italiana.

Il testo si compone di una parte di analisi e una proposta. Julia analizza lo stato attuale dell’informazione, le ragioni della crisi e i problemi economici che ne conseguono. Poi propone il modello crowdfunding per cercare di mantenere attivi i media e la divulgazione. “L’informazione, in quanto bene pubblico”, ha spiegato la Cagè, “è necessaria ai cittadini e alla democrazia. Gli uomini devono essere informati per saper vivere bene, per poter votare, formarsi un’opinione e relazionarsi con il mondo. E’ un bene comune prezioso”.

Come ricorda Julia Cagè, la crisi di giornali e stampa ha avuto origine molto prima dell’avvento di Internet, già dalla nascita delle prime radio negli Stati Uniti negli anni sessanta. Dal 1979, le televisioni hanno iniziato a fare pubblicità, un tasso di concorrenza piuttosto alto per la stampa cartacea. Contrariamente a quanto spesso si afferma infatti, Internet e la crisi economica del 2000 hanno solamente alimentato questo fenomeno di lungo corso, iniziato molto prima del mondo 2.0.. Oggi ci troviamo di fronte ad una crisi dei media, certo, ma anche dell’intero sistema di informazione, dovuta ad una scarsità di investimenti e di conseguenza meno pubblicità, che resta l’unico mezzo principale per alimentare i media tradizionali. “I giornali devono imparare a vivere senza pubblicità, allora possono resistere a tutto, e il modello proposto nel mio libro è volto ad un finanziamento diretto del cartaceo per preservare un bene comune essenziale alla sopravvivenza della comunità”.

Vediamo di capire meglio di cosa si tratta, e come quest’idea può salvare i media tradizionali, a sostegno di un’informazione di qualità.download

Cos’è il modello crowdfunding?

Si tratta di finanziamenti pubblici. Un sistema diretto di finanziamento da parte dei cittadini, in cambio di detrazioni fiscali. Quello che Julia Cagè propone è un modello secondo lei utilissimo e molto sottovalutato, che supporterebbe i media nella diffusione dei contenuti e sosterrebbe l’importanza dell’informarsi per i cittadini stessi.

La vera missione è salvare i contenuti dei giornali

Nel corso l’intervista, il giornalista Sofri ha posto l’accento sull’aspetto più importante del fare divulgazione, il contenuto. Non è tanto importante preservare il media quanto la qualità dell’informazione che viene diffusa. Viviamo oramai sempre connessi, online possiamo trovare una quantità vastissima di notizie, per questo è fondamentale cercare di ridurre il numero di quelle false. La falsa informazione non aiuta la democrazia, e riduce notevolmente le possibilità di seri confronti nei cittadini.

L’informazione falsa dovrebbe essere eliminata dai maggiori controlli nelle singole redazioni”, ha affermato Julia Cagè, “analizzando punto per punto la qualità delle notizie, le fonti di provenienza”. Il problema, secondo l’economista francese, è la scarsità di personale: ci sono sempre meno giornalisti nelle redazioni, i quali non possono dedicarsi anche a mansioni di controllo. Ci vorrebbero investimenti in nuove risorse, impegnate a ricoprire un ruolo di revisione dei contenuti da proporre ai cittadini.

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Informazione di qualità

Sofri ha raccontato ai presenti in Sala Estense a Ferrara la sua esperienza diretta nella fondazione del sito di informazione “Il Post”. Quando si vuole emergere in un mondo ricco di informazioni di diversa natura, di facile consultazione e, sopratutto, alla portata di chiunque, è necessario fornire un servizio di qualità.  Per cui non è possibile partire con aspettative oltre la media, fame di guadagno e ossessione per il successo. Si deve iniziare da un buon progetto, investire il più possibile in qualcosa che abbia continuità, agire verso un obiettivo preciso e cercare di soddisfare chi legge.

Per cui, per salvare i giornali sarebbero necessari certamente maggiori investimenti, ma non solo. Servono progetti a lunga scadenza, serve maggiore pubblicità ma anche molta costanza. Costanza nell’analisi dei contenuti, nella promozione di una divulgazione seria e fondata su notizie attendibili, sicure e di buona qualità. Distinguersi dagli altri per la propria serietà, acquisire credibilità e non smettere mai di concentrare le proprie risorse in questi elementi.

© Giulia Sangiorgi- All rights reserved

https://twitter.com/CageJulia                  http://www.internazionale.it/festival/protagonisti/julia-cage

http://www.wittgenstein.it/

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Intervista a Ekaterina Matveeva: lingua, memoria e progetti educativi

Ekaterina Matveeva è una linguista, imprenditrice e insegnante, specializzata in apprendimento e memoria. E’ nata in Russia, a Mosca, ma ha anche qualche radice in Grecia e Polonia. Nella vita ha sempre viaggiato, ma ha iniziato a girare l’Europa solamente negli anni del liceo. Ha studiato linguistica alla Moscow State Linguistic University e ottenuto una borsa di studio per la Financial Academy of Business Vistula a Varsavia. Poi ha scoperto l’esistenza di Erasmus Mundus per continuare a studiare tra Spagna, Italia, Francia e Scozia, e in una scuola in Portogallo nel periodo estivo. Durante gli studi organizzò grandi eventi come G20 e campionati del mondo di dibattiti, e altri progetti da studente Erasmus alla Commissione Europea. Ma lei voleva imparare di più sul marketing, sulla gestione, sulla finanza e avviare la propria impresa, quindi iniziò il suo percorso verso il sogno di aprire una scuola tutta sua.

Com’è nata questa tua grande avventura e quali sono i tuoi progetti ?

<<Nel 2014  sono entrata nel mondo dello “sport di memoria”, ho iniziato la formazione per i campionati, partecipando lo stesso anno ai campionati di memoria in Cina. Successivamente, a Londra, ho fondato la mia scuola online e nel marzo 2015 ho lanciato una start-up in nome del mio blog “EuropeOnLine”, arrivando seconda. Nel settembre 2015 ho ottenuto una chiamata da Edimburgo con l’invito di continuare il mio progetto durante l’autunno successivo e così ho accettato. Le buone notizie arrivavano così rapidamente che non riuscivo a crederci. La mia start-up ha ottenuto un posto tra le 50 start-up migliori del mondo e il progetto”EuropeOnLine” è stato selezionato tra le 20 start-up migliori dell’anno 2015. In tre settimane ho anche vinto il titolo di UK Business Woman 2015 di TheGradFactor. Ho proseguito quindi i miei progetti con ancora più motivazione ed entusiasmo, fondando la mia compagnia a Edimburgo, con la speranza di diventare una società globale e con un nuovo nome: Amolingua.>>

http://amolingua.com/

http://amolingua.com/2015-year-in-review-ceo-ekaterina-matveeva/

<<Infine, durante l’estate di quest’anno sono arrivata in Italia con “Erasmus Entrepreneur” per esplorare il mondo educativo e scambiare nuove idee con gli imprenditori locali.

Attualmente sto lavorando a Mosca negli studi di “Mosfilm”, dove sto girando uno Show interamente dedicato alle lingue e alle capacità di memoria.>>

Parlaci dell’idea “Erasmus Entrepreneur”, com’è stata la tua esperienza di lavoro qui in Italia ?

<< Erasmus Entrepreneur è un ottimo modo di scambiare idee. Ho scoperto questa possibilità nel 2014, quando un mio amico imprenditore è andato in Germania. Così ho deciso di cercare il mio progetto alla fine del 2015. E ‘stata dura, ci sono state un sacco di offerte, ma non ero sicura che fossero effettivamente buone per me. Cercavo qualcosa nell’ambito all’educazione e quando ho parlato con il rappresentante della Cooperativa 3M ho capito che sarei stata in grado di lavorare a contatto con insegnanti e bambini. Questa idea è stata interessante per me, e mi ha arricchito parecchio a livello di esperienza nel lavoro con i bambini. All’inizio non sapevo bene cosa aspettarmi, ma quando sono arrivata mi sono completamente immersa nella vita locale. Ero già stata in Italia prima di questo viaggio, ma mai per lavoro, per cui la situazione era completamente nuova per me.

Questo scambio mi ha aiutato a ottenere nuove conoscenze, acquisire nuovi clienti per la mia scuola. E ‘stato bello poter insegnare agli insegnanti e collaborare su progetti sociali dedicati all’arte e alla multi-cultura.

L’aspetto più interessante però è stato quello di vedere la reazione dei bambini a una persona straniera: erano curiosi e desiderosi di imparare cose nuove in una lingua diversa.>>

Quali sono i vantaggi del fare questo mestiere ? Cosa ti trasmette a livello umano ed emotivo lavorare nell’ambito linguistico, dell’educazione e dell’istruzione ?

<<Sono curiosa del mondo, lo sono sempre stata. Credo che imparando nuove lingue e culture si possa vedere il mondo da diversi punti di vista. Parlare lingue straniere e viaggiare è una cura per ogni malattia. Sono felice di insegnare le lingue, o meglio, di poter ispirare chi vuole impararle.

Io, a fare questo lavoro, sento un sacco di energia. Sia quando imparo una nuova lingua, sia quando parto per un nuovo viaggio. Posso dire che è difficile essere un cittadino del mondo intero, ma posso anche dire che mi sento a casa ovunque e ho un sacco di amici in tutto il mondo. Ad esempio, ora che sto sviluppando la mia scuola con 63 colleghi, sento di essere comunque unita a tutti anche se siamo in diversi paesi: inizio alla mattina a parlare con la Cina e finisco la mia giornata parlando con qualcuno in  Messico o negli Stati Uniti. Ho davvero la sensazione che posso essere in molti posti diversi nello stesso momento.

Ho scritto i miei libri dedicati all’apprendimento delle lingue per indurre le persone a impararle, che sia per passione o per affari. Ricordate: una lingua si impara per aprire una nuova porta sul mondo ed essere in grado di connettersi con altre persone che condividono questa stessa passione.>>

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Mangiare sano e frutti rossi per migliorare la salute del cervello e prevenire l’insorgere di malattie – L’opinione dei nutrizionisti

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (www.who.int) una dieta non sana e poca attività fisica potrebbero diventare un grave problema per la salute mondiale. Per prevenire la malnutrizione e malattie quali diabete, ipertensione e tumori sarebbe bene introdurre pochi zuccheri, limitare il consumo di sale, preferire i grassi insaturi a quelli saturi e, soprattutto, mangiare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno.

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I frutti rossi, presenti sulle nostre tavole in questa stagione, sono un vero alleato per la salute. Ricchissimi di vitamine e sali minerali, poco calorici, possiedono un elevato valore terapeutico. Responsabili del colore rosso sono gli antociani ed il licopene. Gli antociani sono flavonoidi che possono contribuire alla prevenzione di malattie cronico-degenerative derivate dalla produzione di radicali liberi, ne sono ricchissime le ciliegie, ad esempio. Il licopene, un carotenoide, a cui viene attribuita un’altissima capacita’ antiossidante e antiradicali liberi, é una sostanza molto interessante per le sue numerose applicazioni terapeutiche. Inibisce la proliferazione delle cellule cancerogene, senza effetti tossici sull’organismo. E’ capace di prevenire infarto e arteropatie in quanto agisce sull’ossidazione del colesterolo LDL, responsabile della formazione della placca aterosomasica, preservando la degenerazione delle pareti delle arterie. Difende anche la nostra pelle dai danni dei raggi UV, quali fotoinvechiamento e tumori. Inoltre, avendo particolari propietà come antiossidante, sembra svolga un ruolo importante in patologie neurodegenerative quali Parkinson ed Alzheimer.

Proprio per quanto riguarda L’Alzheimer, un recente studio ha dimostrato l’efficacia di un’altra sostanza, la fisetina, che agiva sulla perdita della memoria, ossia aiuta a proteggere i neuroni del cervello dagli effetti dell’invecchiamento. Le fragole, uno dei frutti rossi più conosciuti e coltivati, ne sono molto ricche. Sono note fin dai tempi dei Romani. Infatti, una leggenda narra che le lacrime di Venere, alla morte del bellissimo Adone, si trasformarono in piccoli cuoricini rossi, appunto, le fragole.

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Sono un vero e proprio toccasana: grazie agli antiossidanti, alla vitamina C, a potassio e calcio aiutano il corpo a contrastare malattie cardiache e pressione alta, diabete e nella prevenzione del cancro. Sono anche diuretiche, lassative e, grazie all’elevato contenuto di xilitolo, combattono alitosi e placca dentale.

Oltre a prevenire vere e proprie patologie degenerative, una giusta alimentazione, frutti rossi compresi, aiuta le persone a mantenere attive le funzioni abituali del cervello, a migliorarne le performance e ottenere risultati positivi in ogni azione quotidiana.

Molti studi scientifici hanno infatti spiegato il verificarsi di questo processo. Come sappiamo, il corpo umano è paragonabile ad una macchina, che per funzionare bene ha bisogno di essere alimentato regolarmente. Il cervello è uno dei motori principali di questa macchina, dopo il cuore. Ecco perché è necessario nutrirlo in modo sano.

Per intenderci, ci sono alcuni alimenti che possono aiutare il corretto funzionamento dei processi di memoria, concentrazione e apprendimento. I ricercatori hanno dimostrato che alla base dei processi neuro-cognitivi vi sono glucosio e ossigeno, ma sono importanti anche un 20-40% di grassi, per cui frutta e verdura sono i principali alimenti che portano questi benefici al cervello, ma anche tutti quelli che contengono omega 3, acido folico e vitamine C, B,E.

Il mirtillo, ad esempio, è uno dei cibi rossi più utili alla preservazione di un cervello sano, in quanto riduce gli effetti delle patologie degenerative. Le fragole invece migliorano le connessioni nelle reti neuronali, favorendo la trasmissione dei comandi all’interno del sistema nervoso. Poi ci sono le more che prevengono l’ossidazione del cervello.

Una corretta alimentazione, quindi, può portare notevoli benefici alle persone, non solo da un punto di vista estetico. Anche per chi possiede una buona forma fisica,è importante il consumo di cibi sani e ricchi di elementi necessari al corretto funzionamento dell’organismo, nelle giuste quantità, abbinati ad uno stile di vita attivo, sia fisicamente che mentalmente.

Quattro domande agli esperti

1- Sappiamo che una sana alimentazione porta benefici notevoli al nostro corpo. Mangiando bene possiamo prevenire malattie anche piuttosto gravi. Quali sono i cibi che consiglia maggiormente a chi si rivolge a lei per cambiare alimentazione o eliminare cattive abitudini, che possano giovare al fisico come difesa e protezione da batteri e virus?

Dott.ssa Sarah Branchesi:

Io sostengo la dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, cereali integrali, olio extra vergine di oliva, ma anche legumi, pesce e carne. Se seguita correttamente è una dieta sana, equilibrata e molto varia. Sono numerosi gli studi effettuati per valutare questa tipologia di dieta ed è emerso che con questa alimentazione si hanno benefici per l’organismo e si prevengono numerose malattie. Proprio per questo è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità.

Quindi per star bene consiglierei di mangiare un po’ di tutto, cercando di abbondare prevalentemente di frutta e verdura, che devono essere presenti in ogni pasto, per aiutare il nostro sistema immunitario a funzionare al meglio.

Una scaletta tipo basandosi sulla dieta mediterranea può essere la seguente.

Colazione: latte o cappuccino con fette biscottate con marmellata o miele e un frutto,

Pranzo: pasta integrale condita con pomodoro, olio extra vergine di oliva e parmigiano più un piatto abbondante di verdure,

Cena: pesce al cartoccio con patate e abbondanti verdure.

A questo vanno aggiunti gli spuntini tra un pasto principale e l’altro, in modo da spezzare la fame, che possono essere verdure o frutta secca o frutta fresca.

Ovviamente questa è solo una indicazione di base poiché ogni dieta deve essere personalizzata a seconda del proprio stile di vita, della attività sportiva, delle abitudini, del sesso e della età, in maniera tale da essere seguita facilmente e da garantire risultati duraturi nel tempo”.

Dott.ssa Giulia Frontali:

Non esistono cibi dannosi o miracolosi per la nostra salute, il segreto di una sana alimentazione e di un corretto stile di vita è prima di tutto l’equilibrio degli alimenti che apportano i nutrienti necessari all’organismo umano. La dieta Mediterranea che, nel novembre 2010 è stata riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, rappresenta un modus vivendi non solo di condivisione tra popoli ma opera anche nel rispetto del territorio e della biodiversità. Pane, pasta, verdure, legumi, frutta fresca e secca, ma anche carni bianche, pesce, latticini, uova e olio d’oliva extravergine sono gli alimenti alla base della Dieta Mediterranea. Un modello alimentare sano ed equilibrato fondato prevalentemente su cibi di origine vegetale e sul loro consumo diversificato e bilanciato aiuta, come numerosi studi scientifici hanno dimostrato, a prevenire le principali malattie croniche come patologie cardiovascolari, diabete, bulimia e obesità.

Consiglio, nell’ambito di una dieta personalizzata, cinque pasti al giorno comprendenti carboidrati, proteine e grassi, promuovendo il consumo di frutta e verdura di stagione, prodotti integrali, legumi e prodotti di origine animale nelle giuste quantità, eliminando prodotti confezionati, riducendo al minimo il consumo di sale a favore delle spezie ed eliminando in gran parte prodotti ricchi di zuccheri semplici. E’ dunque fondamentale un educazione alimentare accompagnata da una adeguata idratazione del corpo ed una costante attività fisica. Il potere antiossidante e protettivo degli alimenti che la natura ci fornisce è senza alcun dubbio un ottima arma contro tumori, invecchiamento ed è utile per combattere le più svariate patologie”.

2- Nello specifico, parliamo di frutti rossi. Sono fondamentali per il nostro organismo? Quali vantaggi portano a chi li consuma con costanza?

Dott.ssa Sarah Branchesi:

Sicuramente i frutti rossi apportano numerosi benefici, contengono infatti sali minerali, zuccheri, vitamine e fibre, tutte sostanze utili per il nostro benessere, inoltre salvaguardano anche la linea avendo un apporto calorico modesto. In particolare i frutti rossi sono ricchi di polifenoli e antociani, potenti antiossidanti che contrastano lo stress ossidativo prevenendo così l’invecchiamento e secondo alcuni studi recenti, consumare assiduamente questi frutti potrebbe apportare benefici alla memoria e sembrerebbero anche utili per prevenire l’Alzheimer.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Red+Raspberries+and+Their+Bioactive+Polyphenols%3A+Cardiometabolic+and+Neuronal+Health+Links.

http://www.ncbi.nlmnih.gov/pubmed/?term=%5BNutritional+approaches+to+modulate+oxidative+stress+that+induce+Alzheimer’s+disease.+Nutritional+approaches+to+prevent+Alzheimer’s+disease%5D. . .”

Dott.ssa Giulia Frontali:

Mirtilli, more, lamponi, fragole e ribes: tutti i frutti rossi denominati anche frutti di bosco hanno molteplici proprietà salutari oltre ad essere freschi e ricchi di sapore. Piccoli serbatoi di vitamine, polifenoli e sostanze contro l’invecchiamento cellulare, i frutti rossi sono preziosi alleati per il benessere dell’organismo e sono ottimi anche in periodi di dieta essendo poveri di calorie ma ricchi di fibre e molto sazianti. Noti per l’importante azione diuretica, rinfrescante e depurativa aiutano a ridurre la ritenzione idrica e a favorire il microcircolo proprio grazie alla presenza di minerali come ferro, fosforo, magnesio, potassio e calcio. I frutti rossi svolgono inoltre un ruolo protettivo per cuore ed arterie svolgendo un importante ruolo nell’eliminazione il colesterolo LDL, presentano una significativa attività antinfiammatoria nelle vie respiratorie e contribuiscono a rafforzare le difese immunitarie dell’organismo riducendo la probabilità di contrarre malattie stagionali come il raffreddore ed altre forme influenzali grazie alla notevole quantità di vitamine del gruppo A, B, C e K. La pectina e la presenza di fibre favoriscono, infine,la digestione ed il transito intestinale”.

3- Il consumo di frutti rossi, secondo alcune ricerche, perfeziona le capacità di percezione, comprensione e memoria. E’ vero che il cervello si nutre delle proprietà dei cibi per lavorare attivamente?

Dott.ssa Sarah Branchesi:

Certamente, le cellule del cervello per lavorare devono necessariamente utilizzare il glucosio, quindi dobbiamo fare in modo di consegnarglielo e l’unico modo per farlo è tramite l’alimentazione. Pare chiaro quindi che maggiore sarà la nostra attenzione per la dieta e maggiori saranno i benefici per il nostro corpo, mentre con una alimentazione squilibrata saremo meno reattivi, stanchi e spossati. Una giusta alimentazione è assolutamente necessaria per ogni nostra attività, che sia pensare o correre.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Mediterranean+diet+and+cognitive+decline. .”

Dott.ssa Giulia Frontali:

Il cervello come tutto l’organismo umano si nutre e risponde, di conseguenza, a quello che introduciamo nella nostra dieta. Recenti studi hanno ad esempio dimostrato il ruolo protettivo dei frutti di rossi nella prevenzione all’Alzheimer. Secondo uno studio condotto dal Centro di Ricerca e Nutrizione Umana on Aging alla Tufts University, in collaborazione con l’università del Maryland Baltimore County, i frutti di bosco risulterebbero svolgere un importante ruolo preventivo nel confronti del declino mentale e cognitivo, questo grazie alle sostanze antiossidanti contenute nelle bacche in grado di favorire la pulizia del cervello dalle tossine che in esso si accumulano, garantendo così una protezione contro l’insorgere delle malattie neurodegenerative e contro i danni provenienti dall’invecchiamento precoce. Un recente studio condotto da un team di scienziati dello Brigham and Women Hospital e dalla Harvard Medical School di Boston, ha inoltre mostrato che mangiare spesso frutti rossi può rallentare la perdita di memoria, il merito sarebbe dei flavonoidi, sostanze antiossidanti che giovano alla memoria aumentando l’efficenza mentale. In particolare i Mirtilli sono ricchi di Antocianidine, particolari flavonoidi che attraversano la barriera emato- encefalica e si localizzano nelle aree cerebrali deputate all’apprendimento e alla memoria”.

4- L’aspetto più interessante, sul quale vogliamo focalizzarci, è quello del mangiare bene per migliorare la propria salute. Spesso si associa il concetto di alimentazione sana a quello di estetica e bellezza, tralasciando l’importanza di una dieta equilibrata per il nostro benessere generale. E’ giusto che mangi sano anche chi ha un’ottima forma fisica? Quali sono i consigli che si sente di dare anche a chi, appunto, non ha particolari problemi alimentari?

Dott.ssa Sarah Branchesi:

L’alimentazione è assolutamente fondamentale per chiunque, non solo per chi ha problemi di salute o di peso. Il termine dieta significa stile di vita ed è giusto che ognuno di noi segua uno stile di vita sano che lo aiuti sia nel presente, ad esempio per migliorare la performance sportiva o l’endurance in una gara, sia per il futuro, in modo da tutelarsi da patologie che potrebbero insorgere.

Prevenire è sempre la strategia migliore, dovremo fare tutti attenzione alla nostra dieta, questo non significa mangiare poco o sacrificarsi, ma deve diventare automatico mangiare in modo corretto per volerci bene e per rispettare il nostro corpo”.

Dott.ssa Giulia Frontali:

Tutte le persone devono alimentarsi correttamente al di là del concetto estetico per proteggere il proprio organismo. E’ pertanto fondamentale svolgere un educazione alimentare adeguata non solo al soggetto adulto ma anche al bambino e all’adolescente. Personalmente, mi occupo anche di sportivi, anziani, donne in gravidanza ed allattamento o persone con patologie accertate.

L’ Educazione alimentare a 360° gradi non riguarda, quindi, solo la realizzazione di un profilo alimentare adeguato ma soprattutto ci aiuta a capire come fare la spesa consapevolmente, come cucinare cibi gustosi ed equilibrati e come leggere le etichette dei prodotti che andiamo a consumare. La dieta Mediterranea rappresenta sicuramente un ottimo modello nutrizionale per tutti noi”.

Leggi anche: http://it.blastingnews.com/salute/2017/03/succo-di-mirtillo-un-toccasana-per-il-cervello-001530683.html di SimonaPenatti

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Fonti:

http://www.salk.edu/news-release/natural-plant-compound-prevents-alzheimers-disease-in-mice/

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12424335

L’olfatto del cane per i bambini diabetici

Di diagnostica olfattiva si è parlato molto negli ultimi anni, e l’addestramento dei cani al riconoscimento di determinata patologie tramite l’olfatto, su campioni biologici dei possibili pazienti malati, è una pratica piuttosto diffusa, specialmente negli Stati Uniti.

È risaputo che i cani possiedono un olfatto parecchio sviluppato e, se opportunamente addestrati, possono seriamente aiutare a prevenire malattie nell’uomo. E’ chiaro che la prevenzione tramite l’uso di cani addestrati non deve mai sostituire esami medici adeguati, può essere però molto produttiva. Una conferma recente in tale ambito è arrivata dall’Università di Cambridge, i cui ricercatori hanno mostrato parecchi risultati positivi a questa pratica di diagnosi preventiva particolarmente diffusa. Molti Labrador sono stati in grado di diagnosticare patologie molto diffuse, disturbi cardiovascolari e tumori.

Altri importanti risultati arrivano dall’Università di Pisa, dai laboratori della Facoltà di Veterinaria. Tali risultati mostrano la possibilità dei cani di prevenire le crisi nei bambini affetti dal diabete tramite l’olfatto. Questi cani speciali, infatti, pare siano in grado di fiutare le alterazioni glicemiche nel paziente malato, le quali si verificano immediatamente prima di una crisi. L’importanza di poter anticipare un attacco sta nella possibilità di ridurne gli effetti con la conseguente somministrazione di farmaci adeguati.

L’addestramento dei cani può avvenire in diversi modi e con l’utilizzo di diversi segnali di riconoscimento dell’anomala situazione nel corpo umano. Indipendentemente dalla scelta delle modalità di avvertimento, come la zampa alzata, il pianto o uno scodinzolamento eccessivo, il cane sarà in grado di allertare il paziente anticipatamente e chi gli sta intorno.

Per tali attività sembrano essere più abili i cani di taglia medio-grande, in genere appartenenti a razze dal carattere pacifico, piuttosto equilibrati nei rapporti con l’uomo e altri cani, mentre quelli che sono particolarmente agitati, propensi al litigio o molto vivaci non sono adatti a svolgere questi ruoli di assistenza. Un cane troppo nervoso è più propenso ad essere aggressivo, inoltre ha molto mento autocontrollo. Al contrario, un cane che sa mantenere la calma è molto più razionale in situazioni così delicate.

Al link sottostante è possibile trovare un elenco delle razze idonee a questo tipo di attività, dalla taglia piccola alla taglia grande.

http://www.assistenzhundezentrum.ch/it/cane-d-allerta-per-diabetici

I cani d’assistenza sono molto bravi anche nelle attività di terapia emozionale, la tanto praticata “pet therapy”, proprio perché abituati ad avere un contatto con persone affette da patologie più o meno gravi. Gli effetti positivi delle interazioni uomo-animale, come sappiamo, sono molti e aiutano i pazienti a mantenere stabili le loro condizioni o migliorarle e, in alcuni casi, a riprendersi molto più velocemente.

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Le 4 regole che chi scrive dovrebbe sempre rispettare

Delle buone capacità di scrittura, come ogni abilità professionale, non si acquisiscono in breve tempo o con troppa facilità. Certo, si può essere portati per una tipologia specifica di scrittura, avere una propensione verso tematiche particolari o scegliere di cimentarsi in alcuni rami specifici; tuttavia è necessario studiare le tecniche giuste, seguire regole relazionate a ciò che si vuole scrivere e al pubblico di destinazione, e fare pratica prima di potersi definire buoni scrittori.

Ci sono alcune regole però che sono fondamentali per chiunque scriva di qualsiasi argomento, che all’interno di un testo possono fare davvero la differenza. Se chi scrive ignora queste regole generali, allora potrebbe imbattersi consapevolmente in conseguenze negative. Vediamo quali sono tali regole e perché sono così importanti per poter scrive qualcosa che sia di buona qualità.

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1- Sintesi

Dare spiegazioni, descrivere e motivare, restando sintetici. A molti capita spesso di allungare troppo il discorso, di perdere il filo o aggiungere troppi particolari di minore importanza. E’ molto importante fare attenzione a mantenere un giusto equilibrio, in caso contrario può succedere di annoiare il lettore, appesantire il testo inutilmente e ridurre le possibilità di apprezzamento dei contenuti.

2- Chiarezza

Quando si racconta qualcosa, semplice o articolato che sia, è bene spiegarlo in modo comprensibile. Quindi, la seconda regola è la chiarezza. E per chiarezza si intende un’esposizione limpida dei contenuti, mantenendo il rigore richiesto dalle tipologie di scrittura e dagli argomenti descritti. Chi legge deve potersi fare un’idea del contenuto fin dalle prime righe e non “perdersi”mai all’interno del testo.

3-Linguaggio

Sembra una regola banale e scontata, in realtà è la più importante. E’ universale e va rispettata in tutti i casi possibili di scrittura. Il linguaggio è il mezzo primario tramite il quale si realizza un testo, per cui è d’obbligo prestare attenzione al lessico, alla terminologia e fare un uso corretto della grammatica. Se nel testo ricorrono parecchi errori, è chiaro che la qualità del prodotto diminuisce notevolmente.

4- Non strafare

Aumentare l’enfasi, usare un linguaggio troppo articolato, esagerare andando oltre i criteri prestabiliti non è un buon modo di scrivere. Spesso si rischia di cadere nel ridicolo o dare l’impressione di non saper esporre il contenuto, di non saper gestire in modo calibrato un testo. Chi opta per soluzioni troppo elaborate spesso danneggia la propria immagine, passando per qualcuno che vorrebbe dimostrare a tutti i costi di avere maggiori competenze di altri. Per questo è bene evitare di strafare, al contrario cercare di essere il più possibile umili e professionali.

 

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Quando le fissazioni estetiche impediscono di vivere

Elena è una ragazza di 25 anni che ha scelto di raccontarmi qualcosa di lei, qualcosa di privato e non troppo piacevole. L’ho incontrata in una libreria di Ferrara, mentre acquistava un testo sulla costruzione dell’identità personale. Ci siamo trovate per caso a discutere su libri di autori che entrambe seguiamo e abbiamo iniziato a parlare di quanto sia difficile aumentare la propria sicurezza in certe situazioni. Elena ha deciso di rivelarmi quella che è stata la parte più brutta della sua vita. Mi ha chiesto se mi andava di scrivere la sua storia e, tra un caffè e l’altro, abbiamo deciso di farne un pezzo.

Non si tratta di un’intervista come tante. Non si parlerà di successi, di carriera, di passioni. Elena ha scelto di rivelare solo il suo nome, vuole mandare un messaggio a tutti quelli che non si apprezzano mai. La sua storia fa riflettere, ci invita a vivere di più e pensare di meno, ad accettarci, a scegliere cosa è meglio per noi nei limiti delle nostre possibilità.

Quando la necessità di migliorare il proprio corpo diventa ossessione, ben oltre i concetti di benessere fisico e salute, le persone rincorrono quell’idea di perfezione che non potranno mai avere. E quando si arriva a questo punto quello da cambiare non è più il proprio corpo ma la mente, e questa è una delle sfide più difficili di tutte.

Quando, come, perché?

“Ho passato molto tempo a guardarmi allo specchio, ma molto più tempo a “screditarmi”, a trovarmi difetti. Fin dalle scuole medie c’erano amiche che consideravo più belle di me, quindi ho sviluppato da ragazzina queste mie manie.

La mia storia è probabilmente simile a tante altre, devo dire che su Internet ne ho lette molte. Quello che ho vissuto in qualche modo mi ha cambiata e mi ha resa una persona più forte. E’ iniziato tutto un pomeriggio in quarta superiore, in cui ho deciso che volevo cambiare molte cose di me. Prima fra tutte, odiavo la mia pancia e decisi di fare più sport. Ho iniziato ad eliminare carboidrati e grassi per cercare di perdere più peso possibile nel minor tempo. Iniziai a dimagrire molto ed ero contenta. Poi ho notato che la mia necessità di essere sempre più bella mi stava togliendo il tempo per vedere amici, studiare, stare in famiglia. Ad ogni invito ad uscire dovevo per forza rispondere di no, preferivo andare a correre. Sono svenuta parecchie volte, mi sentivo sempre debole e dovettero ricoverarmi spesso.untitled

Il limite l’ho raggiunto a 19 anni, quando decisi di rifarmi il seno per essere “bella” come le altre. Quell’unica idea di bellezza che vedevo nella mia testa mi impediva di vivere come tutte. Ad esempio, rifiutavo di uscire con qualche ragazzo perché non mi piacevo, la mia ossessione mi convinceva di essere brutta anche per loro. Mi resi conto di essere veramente malata quando cominciai a passare giornate intere al buio in camera, per non farmi vedere dagli altri. Ho provato sentimenti che non avevo mai provato prima. Sconforto, ansia, paura. Il processo di recupero in clinica è stato il periodo più lungo della mia vita e, ancora oggi, mi spaventa il solo pensiero di poterci ricadere”.

Cosa ti ha convinta ad andare in clinica?

“Non le persone. Da mesi amici e famigliari mi parlavano di terapie, di medici specializzati e possibili soluzioni, ma io non li ascoltavo. Ero più impegnata a cambiare costantemente colore di capelli e scaricare programmi di allenamento per glutei e pancia. Non mi sono nemmeno rivolta ad un personal trainer, ero convinta di essere nel giusto.

Alla fine io mi sono convinta da sola, un giorno in cui stavo talmente male, sia fisicamente che emotivamente, da arrivare a pensare alla morte e a tutto quello che mi stavo perdendo della mia vita.

La verità è che se non ci si aiuta da soli, gli altri servono a poco. Gli amici sono stati di conforto e li ringrazio ancora oggi. La mia famiglia mi è sempre stata vicina, certo, ma se il cambiamento non parte dalla tua mente non può proprio avvenire”.

Immagino che la tua scelta di iscriverti alla facoltà di Medicina sia legata a questa esperienza negativa, sbaglio?

“Non sbagli. Ho deciso che volevo fare qualcosa di utile per gli altri, aiutare le persone a stare bene. Mi sono iscritta in ritardo, però non rimpiango di averlo fatto. Ci metterò più tempo, non so a quale specialistica mi iscriverò, ma tenersi impegnati in qualcosa che si ama fare aiuta più di qualsiasi terapia”.

Come ti senti oggi, a distanza di anni?

“Sto bene con me stessa, ho imparato a convivere con i miei “difetti” che, se ti devo dire la verità, non considero più così spesso. Intendo dire che mi dimentico di averli. Ho trovato la mia strada, qualcosa in cui credere e ho smesso di ossessionarmi con l’essere migliore. Pratico sport e mi tengo in forma, ma nei limiti. Sono ancora seguita da specialisti: da una dietista e da una psicologa. Non mi vergogno a dirlo, mi aiutano a mantenermi su questa via finché non sentirò di poterne fare a meno”.

Esistono cose peggiori per cui vergognarsi. Cosa ti ha insegnato tutto questo?

“Mi ha insegnato a non cercare di raggiungere obiettivi impossibili, a imparare a conoscere i miei limiti e provare a conviverci al meglio. Mi ha insegnato che a pretendere troppo si ottiene un effetto contrario. A voler sembrare troppo bella sono diventata brutta. Ogni cosa che facevo peggiorava la mia immagine, mi ammalava. Ho capito che spesso è meglio un passo indietro con umiltà che cento avanti con imprudenza. Tutti, chi prima chi poi, faremo i conti con la cellulite oppure le rughe, e dobbiamo accettarlo”.

Ultima domanda, ti sei rifatta il seno e questo non puoi cambiarlo: quando ti guardi allo specchio non ti viene in mente tutto quello che hai passato?

“Certo, ogni santo giorno, ed è giusto così. Io mi piaccio oggi. Ho qualcosa addosso che mi ricorda di non giocare più con me stessa come in passato. Quando si fanno delle cazzate non tutto si può riparare. Ognuno ha il suo prezzo da pagare nella vita, gli sbagli si portano dentro per sempre, si superano ma non si scordano.”

 

 

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Grazie a Elena.

 

 

Come si genera l’odio nella mente umana? Il ruolo dell’autostima

Da cosa derivano opinioni negative e desideri di vendetta? Cosa succede quando qualcuno prova avversione, rifiuto o vuole il male di un’altra persona? E soprattutto, quanto influisce la propria autostima nella percezione degli altri?

Sono molti gli psicologi ad essersi cimentati in test riguardanti la natura dell’odio, alcuni hanno anche elaborato interessanti teorie sul tema. Lo psichiatra americano Aaron Beck (https://it.wikipedia.org/wiki/Aaron_Beck), per esempio, ha mostrato in parecchi esperimenti come sia possibile percepire le persone in modo negativo, da ogni punto di vista, in modo inconscio. In poche parole, egli sostiene che quando una persona non ci piace, il nostro cervello associa ad essa pensieri brutti, critici e probabilmente anche contorti dal sentimento che li genera in modo totalmente automatico. Questi sentimenti negativi che vi sono alla base inducono poi a pensare costantemente all’altra persona come sbagliata e suscitano reazioni mentali negative e comportamenti alle volte violenti. Ma perché? Da cosa derivano?

I ricercatori del Laboratorio di Neurobiologia dell’Università di Londra hanno provato a definire i meccanismi che si attivano nel cervello umano in questi casi. Tramite risonanza magnetica sono riusciti a stabilire che, nel momento in cui si odia qualcuno, si attiva una sezione del cervello in cui risiedono le emozioni primarie. Quanto più è intenso il sentimento negativo, maggiore è l’attività di quest’area. Di conseguenza, la reazione comportamentale violenta aumenta con l’aumentare di tale attività cognitiva.

Le peggiori reazioni comportamentali conseguenti all’odio sono l’adottare atteggiamenti sociali squalificanti e deridenti nei confronti della persona odiata. Ostilità e discriminazioni avvengono anche tra gruppi, dove vi sono stereotipi e pregiudizi piuttosto forti alla base.

Ogni forma di odio è quindi sempre generata da una motivazione particolare, nella maggior parte dei casi personale, spesso a seguito di un’interazione sociale con qualcuno che si oppone alle necessità e ai bisogni soggettivi. E i bisogni soggettivi sono sempre collegati all’autostima. Cerchiamo di capire perché quest’ultima gioca un ruolo fondamentale nella determinazione dell’odio verso qualcuno.

 

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Una forma di odio piuttosto comune, ad esempio, è quella manifestata in reazioni più o meno eccessive dei soggetti egocentrici. L’egocentrico, infatti, è colui che pensa, vive e agisce ponendo la propria persona come fulcro di ogni situazione o evento, a prescindere dal pensiero altrui. Quindi, è una persona con un eccesso di autostima notevole.

La persona egocentrica si aspetta che quasi sempre gli altri approvino, adorino ed esaltino ogni sua mossa. Quando questo non avviene, il soggetto in questione non riesce ad accettare di aver sbagliato in qualcosa. Ed è per evitare di ammettere i propri limiti che l’egocentrico sviluppa sentimenti di odio verso coloro che non sanno apprezzarlo come vorrebbe. L’odio in questo caso è dovuto alle insensate certezze di essere sempre nel giusto che, messe in discussione, provocano tale reazione.

In questi casi, secondo gli esperti, l’odio è associato ad un altro aspetto negativo della condizione mentale umana: la vendetta. Quando qualcuno contraddice un egocentrico, infatti, in un certo senso tende a violare una norma per lui incontestabile. Ed è proprio quando questa norma viene infranta che il soggetto egocentrico si arrabbia e prova un forte desiderio di punire colui che non lo rispetta.

Le persone con una forte autostima, nel momento in cui si sentono minacciati da qualcuno che sembra essere in qualche modo migliore di loro, sviluppano emozioni negative nei confronti di quest’ultimo. L’entità dell’odio è direttamente proporzionale al livello di autostima personale.

Chi vive con la costante ossessione di dover essere considerato sopra alla media, infatti, è solitamente pervaso da un bisogno di potere sugli altri e sente la continua necessità di mostrare le proprie capacità a chi ritiene “inferiore”, per affermare così la propria superiorità. Ed è proprio quando questo non avviene che si genera l’odio: quando le persone potenzialmente inferiori sono in realtà più abili.

Il calo di autostima nei soggetti presuntuosi provoca reazioni negative: invidia, rabbia, ossessione e, appunto, odio. Ruota tutto intorno all’autostima e ai bisogni che questa comporta. Il calo di autostima in una persona altezzosa provoca reazioni più intense rispetto a quelle di una persona equilibrata e in pace con sé stessa.

In una società in cui l’apparire sembra quasi più importante dell’essere, le persone sono sempre in continuo conflitto tra loro. Quando l’immagine di una persona particolarmente “montata” viene messa in discussione, attaccata o contraddetta, nella mente di questa si scatenano reazioni immediate che possono convertirsi in comportamenti aggressivi verso la potenziale minaccia. Spesso queste persone tanto piene di sé hanno la convinzione che aggredire, attaccare e deridere gli altri possa essere una soluzione al miglioramento della propria autostima. Si sentono soddisfatti e, in un certo senso, appagati da una momentanea sensazione di controllo sugli altri che, però, in un lasso di tempo più o meno breve viene a mancare.

Usare l’odio come difesa dei propri difetti però non porta lontano. Chi non riesce ad accettare valutazioni negative, opinioni contrarie e critiche verso la propria persona è probabilmente più insicuro di quando creda. Queste persone non si rendono conto che un’eccessiva opinione delle proprie potenzialità più che a migliorare l’immagine di sé agli occhi esterni tende a ridicolizzarla.

Sono proprio queste, i presuntuosi e gli egocentrici, le persone maggiormente predisposte all’odio, ma anche le più instabili e poco soddisfatte di sé, al punto da essere tanto vulnerabili e soggette a crisi emotive pesanti.

Chi odia quindi non è una persona forte, spesso è una persona insicura, debole e incapace di convivere con sé stessa. L’odiare qualcuno non salva dalle insicurezze, bisogna imparare a fare i conti da soli con i propri limiti.

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