“Solo Nero Expo” – 15/18 Settembre 2017- Teatro Sociale della Concordia

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“Solo Nero Expo” è un percorso di dodici tappe, visitabile dal 15 al 18 Settembre 2017, presso il Teatro Sociale della Concordia, durante il weekend dell’Antica Fiera di Portomaggiore

I ragazzi dello staff hanno realizzato una galleria d’arte, per trasmettere un messaggio, un’emozione, una storia. Durante “Solo Nero Expo” sono stati esposti dodici disegni e dodici fotografie, realizzati appositamente dagli artisti partecipanti a tema dei dodici racconti del libro. 

 

 

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(https://giuliazuuzsangiorgi.com/…/ordina-la-tua-copia-di-s…/)

 

©giuliazuuzsangiorgi.com

 

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#moviebackstage – Liuteria Stanzani Bologna- Valentina Bamboli ph.

Questo progetto nasce come celebrazione a una delle liuterie storiche di Bologna :La liuteria Stanzani. Il lavoro artigianale e la perfezione manuale ricordano i vecchi tempi ormai andati e attraverso le immagini ,gli strumenti creati con passione e fatica acquistano una loro soggettività ed emotività e continuano a vibrare. Contro un mondo ormai globalizzato e senza identità sopravvivere a un ideale è una lotta contro il tempo. Riportare nel presente la bellezza e la perfezione di lavori ormai dimenticati diventa una priorità assoluta. Dare un’anima a uno strumento è per pochi eletti.
“Un uomo che lavora con le sue mani è un operaio; un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano; ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un artista.”
Fotografie fatte durante le riprese del film “Mozart a Bologna” presso la liuteria Stanzani di Bologna.
Guarda il progetto anche su Behance.net:
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©Valentina Bamboli Behance Photography Project
©giuliazuuzsangiorgi.com

MIRÓ A BOLOGNA: UN TUFFO NEL COLORE – Laura Saetti

di Laura Saetti

 

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Anticonformista, originale e pimpante pittore, ceramista e poeta spagnolo che lasciò un segno indelebile nell’arte europea delle avanguardie, sperimentando le principali correnti artistiche del ventesimo secolo. Joan Miró, dall’11 aprile al 17 settembre 2017, è in mostra a Bologna in una rassegna organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con Fondazione Pilar i Joan Miró di Maiorca. Con circa centotrenta splendide opere di diversi formati e tecniche, la mostra ospitata a Palazzo Albergati vuole raccontare il linguaggio dell’artista catalano, il suo modo di pensare, il profondo attaccamento alle sue radici e la continua ricerca di novità in un percorso museale davvero coinvolgente.

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La visita parte al piano inferiore del bellissimo palazzo cinquecentesco bolognese ed abbraccia perlopiù l’ultimo trentennio di attività. Il più conosciuto periodo surrealista dell’artista viene appena accennato, concentrandosi maggiormente sul suo modus operandi e il suo legame con l’arte materica, il dadaismo, l’arte orientale e l’espressionismo americano.

Entrando nella prima sala è impossibile non soffermarsi ad ammirare il doppio olio, dipinto sul fronte nel 1908 e sul retro nel 1960, un pezzo che da solo racchiude l’evoluzione stilistica dell’artista. Di estrema bellezza, questa è una delle poche tele dei primi anni presente alla mostra (anche perché Miró spesso distruggeva o ridipingeva il frutto dei suoi “goffi” esordi).

Nelle sale successive, si evince quanto fosse poliedrico l’artista catalano: oltre ai dipinti ad olio spiccano maschere grossolane di un particolare materiale ceramico refrattario e gli altrettanto importanti libri d’artista. Lapidari è la sua ultima grande pubblicazione del 1981, due anni prima di morire, eletta a testamento spirituale di questo suo ambito lavorativo. La raccolta riunisce alcuni scritti di anonimi autori catalani alle ventiquattro acqueforti miroiane di stile differente che dialogano con il testo poetico.

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“Pittura e poesia si fanno come si fa l’amore, uno scambio di sangue, un abbraccio totale, senza alcuna prudenza e protezione” – Joan Miró

Per Miró dipingere era un bisogno fisico, lo faceva in modo diretto e spontaneo: fu questa sua filosofia che gli fece presto trovare grande affinità con le stampe, la pittura e la calligrafia giapponese. L’arte orientale colpì e influenzò la sua tecnica, come mostra l’opera di grande formato dell’ultima sala del piano inferiore, che ricorda un dragone.

Salendo le scale di Palazzo Albergati, si entra nella seconda parte della mostra, che esordisce con la ricostruzione dello studio privato di Miró a Son Abrines (Palma di Mallorca), disegnato dall’amico e architetto catalano Josep Lluís Sert e terminato nel 1956, adempiendo così ad uno dei sogni di Miró: quello di avere un atelier dove lavorare.

“Il mio studio è come un orto… io sono il giardiniere” Joan Miró

Proseguendo nella visita, si notano diverse sale che raccolgono il periodo più gestuale e maturo di Miró, opere successive agli anni Sessanta che rimandano ai temi e soggetti prediletti dell’artista: paesaggi, personaggi femminili, uccelli e corpi celesti, ravvisabili quasi unicamente per i titoli dati ai dipinti, in quanto il suo repertorio iconografico col tempo si fece sempre meno figurativo ma più enigmatico e astratto. Nel comporre le sue tele, Miró si occupava prima del colore poi della struttura della composizione: il fondo blu, giallo o rosso è ricorrente nelle sue opere poiché sono questi i tre colori che prediligeva, senza dimenticare il nero, folgorante e sempre presente. Con la progressiva semplificazione della sua arte, il pittore catalano si accostò alla pittura americana e alla tecnica del dripping, che aveva conosciuto durante un suo viaggio a New York. Dagli anni Sessanta circa, con l’uso di spruzzi e gocciolamenti di colore, cominciò ad evocare la pittura di Jackson Pollock, mutando sostanzialmente il suo modo di produrre.

“Apprezzo molto l’energia e la vitalità dei pittori americani, mi piacciono soprattutto la loro freschezza e il loro entusiasmo” Joan Miró

Nell’ultimo ventennio della sua carriera, Miró accolse nella sua arte arnesi umili e quotidiani, oggetti trovati casualmente ed elementi naturali. Il suo obiettivo era mettere radicalmente in discussione la pittura, ucciderla, affidando le visioni poetiche a alla sensibilità di chi guarda. Una delle sezioni conclusive dell’esposizione è proprio dedicata alla sperimentazione dei materiali. Significativo in questo senso è Personaggio e uccello, opera che unisce scultura e pittura utilizzando come supporto pittorico la carta vetrata; oppure l’assemblaggio di gusto dadaista Senza titolo del 1972, un semplice giornale cileno del 1971, arrotolato, dipinto e legato.

La ricostruzione della biografia di Miró, le innumerevoli e variegate opere, l’allestimento citazionista e immersivo mi hanno davvero colpita, ma la mia preferenza ricade senz’altro sul trittico monocromatico del 1973 che cita chiaramente lo stile del maestro Modest Urgell e conserva tutta la freschezza di uno schizzo. Se messo a confronto con il più antico paesaggio del 1908, presente in mostra, ha dell’incredibile: la semplicità compositiva e cromatica esprime i tratti immutabili della natura ottenendo così la massima vitalità con il minimo delle risorse, con una semplificazione estrema e con una tavolozza ristretta. Già amavo Miró, ma quest’esposizione permette a tutti di essere letteralmente risucchiati nell’inebriante vortice cromatico di un artista completo ed abilissimo. Usciti dalla mostra si ha una visione dell’arte decisamente rinnovata e non si può che apprezzare ancor di più questo pittore. Dunque, per chi non lo conoscesse ancora, Palazzo Albergati è un passaggio obbligato.

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MIRÓ! Sogno e colore
Bologna, Palazzo Albergati
dall'11 aprile al 17 settembre 2017
Via Saragozza 28
www.palazzoalbergati.com

Visitabile tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00

 

©Laura Saetti

©giuliazuuzsangiorgi.com

‘Nero Laguna Book Festival’ – Il primo festival letterario del genere noir a Comacchio #fotodiaro

28- 30 Aprile 2017

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#TravelDiary di Alice: Capitali moderne e passate del Perù ( e il lago più alto del mondo)

di Alice Bariani

-Lima, la capitale moderna

La foschia della costa, i colori vivaci delle case tipicamente sudamericane, il barocco dei grandi palazzi coloniali sono tutti elementi che caratterizzano Lima. Un ottimo luogo da cui partire, soprattutto perché l’impatto iniziale è quello di sorpresa e meraviglia, ancora abbastanza simile ai caratteri europei da non rimanere spiazzati e allo stesso tempo un assaggio di quel che si nasconde dietro la colonizzazione del Perù.

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Lima è una città fondata da Francisco Pizarro, condottiero spagnolo che ha impiantato lì le sue chiese, la sua religione e lo stile dei palazzi lo dimostra ampiamente. C’è un pizzico di Europa in ogni angolo, i grandi palazzi che potresti trovare in Italia, Spagna e Francia, ma allo stesso tempo mi sembrava di vivere in un libro. La mia idea del continente sudamericano viene tutta dai libri di Marquez e della Allende, che hanno dipinto le case coloniali nella mia mente molti anni fa e, camminando per le vie di Lima, mi sembrava di rivivere le loro storie, anche se nessuna di quelle novelle era ambientata in Perù. Le case coloniali mi fanno tutte questo effetto, di meraviglia e ricchezza ostentata e di vecchio stampo, esattamente come un riccone del vecchio continente che prende casa all’estero e si adagia tra i suoi mobili di buona fattura e servitori.

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Bellissimo anche il monastero di San Francisco con le catacombe stipate di ossa e una biblioteca interamente in legno, e perciò anche rovinata dall’esposizione all’atmosfera umida di questa zona, che pareva ritagliata fuori dallo spazio e dal tempo.

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Il Parco dell’amore che tanto mi ricordava Barcellona era pieno di colori sullo sfondo di nebbia che Lima ha sempre in prossimità della costa, il caldo umido e la vicinanza al mare le dà un’atmosfera nebbiosa, vivamente rallegrata dai mosaici e murales sparsi ovunque. Se qui, nella capitale sono decorativi per la maggior parte, nell’entroterra sono utilizzati in sostituzione dei cartelloni pubblicitari ed elettorali.

-Cusco, la capitale Inca

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Mi è sempre piaciuto andare in un luogo e sentire il peso della storia tra le sue pietre. Cusco è così, rimane una città indigena anche se è stata vestita da bella signora. Sorprendente per me è stato scoprire quanto mi diverte il sincretismo religioso; esprime benissimo l’idea di un popolo che ha adattato un culto molto distante da sé, come il cristianesimo e ne modifica i dipinti e le parabole religiose per avvicinare a sé una fede che non conoscevano. I cammelli non significavano nulla per questi popoli, ma i lama sì, e li si vede comparire nei quadri affissi nella cattedrale, famosa soprattutto per il Señor de los Temblores. Questo è chiamato anche il Cristo Nero, un grande crocifisso, con un Gesù dalla pelle scura, come quella degli indigeni, che a Cusco sono certamente la maggioranza, chiamato così perché si narra che sia stato portato fuori dalla cattedrale durante un terremoto e la terra abbia smesso di tremare; qui, dove i terremoti sono frequenti in tutta la nazione, fu considerato un miracolo.

A Cusco si trovano anche i resti di un tempio inca dentro un monastero, altro esempio di come due luoghi di culto di diverse religioni siano diventati uno solo per il popolo. A poca distanza dalla città è incredibile vedere il tempio del Fulmine (Sachsahuaman), dove enormi pietre pesanti diversi quintali sono state disposte con cura infinita a formare lo zig zag del fulmine. Tra le pietre si trovano molti orgogliosi lama che guardano solennemente l’orizzonte come padroni di quei luoghi.

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-Puno e Lago Titikaka

Puno, città di mercanti, che di recente è divenuta luogo di soggiorno per turisti, data la fama del vicino lago, ma che rimane estranea ai turisti per la sua maggior parte. Il piccolo centro storico è fornito di un piccolo museo sulla pianta di coca, piccoli locali dove mangiare su menù per turisti (a piccoli prezzi) e piccole chiese un po’ spoglie, destinate alle preghiere della gente del luogo (di piccola statura). Fuori da queste chiese è sempre presente un crocifisso tipico peruviano in verde con gli accessori tipici e un’immancabile scala.

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Merita anche il (piccolo!) museo di Carlos Dreyer, avventuriero europeo che pensava di andare in Perù e trovare oggetti da rivendere e diventare ricco, invece si innamorò della terra, della lingua e di una donna e ci rimase per il resto della vita, tanto che quando gli chiesero di tornare in patria, quello diventò il suo ultimo viaggio.

A quasi 4000 metri, il Titikaka è il lago navigabile con la maggiore altitudine sulla faccia della terra ed è gelido e molto, molto blu perché riflette un cielo senza nubi. Ci sono gruppi di persone che abitano sulle sue isole galleggianti Uros, fatte di giunchi legati insieme. Il giunco è tutta la loro vita: è la base del villaggio, le pareti di casa e la primaria fonte di cibo e guadagno. L’intera visita alle isole è fatta ad hoc per i turisti e lascia uno strano retrogusto; queste persone gentilissime sanno solo due parole in croce di inglese ma capiscono bene anche un italiano spagnoleggiante e hanno la pelle bruciata dal sole, che batte fortissimo a quell’altitudine. Ti mostrano sorridenti le loro capanne, ti offrono i loro vestiti da indossare e ti chiedono di comprare i loro tessuti colorati e a me sembra sempre di approfittare di un sistema che non credo giovi loro in alcun modo. Sembra di guardare un documentario ma di poterlo anche toccare con mano, rimane l’idea che il montaggio delle scene non venga lasciato decidere a loro ma alle agenzie turistiche.

Questo è stato anche il picco di altitudine dell’intero viaggio, che può dare dei forti mal di testa, specialmente se, come me, partite da una base di ben 3 metri sul livello del mare. Con mia estrema gratitudine e soddisfazione, ciò avveniva per me solamente lontano dai pasti quando mi prendeva la fame. Sono utili a contrastare il mal di testa anche le caramelle di coca, perfettamente legali e senza alcun tipo di controindicazioni, che sono spesso un concentrato di zucchero e un ottimo regalo da distribuire una volta tornati in patria. Il fiato corto è invece un’altra faccenda, l’aria diventa rarefatta quando si raggiungono quasi i 4000 metri e sull’isola di Taquile una dolce salita con veramente poco dislivello ha fatto ansimare l’intero gruppo. La zuppa di quinoa è un eccellente rimedio, soprattutto se vi si aggiunge la cipolla pestata con spezie e peperoncino.

Da vedere assolutamente:

Lima:

-Monastero di San Francisco, perché ci sono le catacombe! Perché il pavimento dei piani superiori è elastico e assorbe i salti (provare per credere) a causa dei frequenti terremoti. La biblioteca bellissima e piena di mistero è solo un bonus.

-Plaza Mayor, perché è gialla e bellissima con le sue palme tutt’intorno e i dettagli in legno appesi alle case coloniali sono meravigliosi dal vivo.

-La casa coloniale poco lontana dalla piazza, visitabile solo in alcuni orari (è ancora abitata), perché è come sfogliare un libro e caderci dentro per errore.

-Parco dell’amore a Miraflores, perché ricorda Parc Güell a Barcellona.

Cuzco:

-Cattedrale, tutti i quadri in cui compare un lama o Gesù Cristo con un poncho meritano di essere visti e apprezzati e la storia del Signore dei terremoti è meravigliosa.

-Monastero con tempio inca, perché si passa dal cristianesimo all’Impero Inca in soli due passi.

-mercato centrale, perché si possono vedere i prodotti tipici e comprare qualsiasi cosa vogliate da mangiare.

-Museo de la Historia Regional, perché è allestito nella casa di Garcilaso de la Vega, figlio di un politico spagnolo e nipote di un capo Inca.

Puno e lago Titikaka:

-Museo Carlos Dreyer, perché ci sono tre mummie e la casa di Dreyer è una location meravigliosa.

-Isola Taquile, per faticare a fare tre scalini dall’altitudine e per scottarsi la nuca a 4000 metri

© Alice Bariani

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‘The Look Into It’ #BehanceProject by ValentinaBamboli

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THERE’S A SMALL LIGHT INTO YOUR EYES, IT’S A LIGHT ELUSIVE AND RESTLESS, INDOMITY AND PROVOCATING… THE LOOK INTO IT.

https://www.behance.net/gallery/52081889/THE-LOOK-INTO-IT

©Photography and words ValentinaBamboli– All rights reserved

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‘Solo Nero’ a ‘Discordia Expo 2017’

Dal 18 al 26 Marzo potete acquistare le copie di ‘SoloNero’ alla mostra collettiva di arti contemporanee ‘Discordia Expo 2017’. Grazie a chi verrà a comprare la copia autografata. Grazie alle ventidue comparse del video di promozione di SoloNero, che sarà proiettato in uno schermo all’interno della mostra. Grazie a Discordia Art Collective e grazie a Marco Formigoni.

‘Discordia Expo 2017’ si trova a Portomaggiore, presso il Teatro Sociale della Concordia.