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Versione Italiana di Madness disponibile su Amazon.it dal 12 marzo2018: https://www.amazon.it/Madness-Giulia-Sangiorgi/dp/1976843626/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1520703973&sr=8-1&keywords=madness+giulia+sangiorgi

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“Solo Nero Expo” – 15/18 Settembre 2017- Teatro Sociale della Concordia

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“Solo Nero Expo” è un percorso di dodici tappe, visitabile dal 15 al 18 Settembre 2017, presso il Teatro Sociale della Concordia, durante il weekend dell’Antica Fiera di Portomaggiore

I ragazzi dello staff hanno realizzato una galleria d’arte, per trasmettere un messaggio, un’emozione, una storia. Durante “Solo Nero Expo” sono stati esposti dodici disegni e dodici fotografie, realizzati appositamente dagli artisti partecipanti a tema dei dodici racconti del libro. 

 

 

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(https://giuliazuuzsangiorgi.com/…/ordina-la-tua-copia-di-s…/)

 

©giuliazuuzsangiorgi.com

 

#moviebackstage – Liuteria Stanzani Bologna- Valentina Bamboli ph.

Questo progetto nasce come celebrazione a una delle liuterie storiche di Bologna :La liuteria Stanzani. Il lavoro artigianale e la perfezione manuale ricordano i vecchi tempi ormai andati e attraverso le immagini ,gli strumenti creati con passione e fatica acquistano una loro soggettività ed emotività e continuano a vibrare. Contro un mondo ormai globalizzato e senza identità sopravvivere a un ideale è una lotta contro il tempo. Riportare nel presente la bellezza e la perfezione di lavori ormai dimenticati diventa una priorità assoluta. Dare un’anima a uno strumento è per pochi eletti.
“Un uomo che lavora con le sue mani è un operaio; un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano; ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un artista.”
Fotografie fatte durante le riprese del film “Mozart a Bologna” presso la liuteria Stanzani di Bologna.
Guarda il progetto anche su Behance.net:
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©Valentina Bamboli Behance Photography Project
©giuliazuuzsangiorgi.com

Intervista a Ekaterina Matveeva: lingua, memoria e progetti educativi

Ekaterina Matveeva è una linguista, imprenditrice e insegnante, specializzata in apprendimento e memoria. E’ nata in Russia, a Mosca, ma ha anche qualche radice in Grecia e Polonia. Nella vita ha sempre viaggiato, ma ha iniziato a girare l’Europa solamente negli anni del liceo. Ha studiato linguistica alla Moscow State Linguistic University e ottenuto una borsa di studio per la Financial Academy of Business Vistula a Varsavia. Poi ha scoperto l’esistenza di Erasmus Mundus per continuare a studiare tra Spagna, Italia, Francia e Scozia, e in una scuola in Portogallo nel periodo estivo. Durante gli studi organizzò grandi eventi come G20 e campionati del mondo di dibattiti, e altri progetti da studente Erasmus alla Commissione Europea. Ma lei voleva imparare di più sul marketing, sulla gestione, sulla finanza e avviare la propria impresa, quindi iniziò il suo percorso verso il sogno di aprire una scuola tutta sua.

Com’è nata questa tua grande avventura e quali sono i tuoi progetti ?

<<Nel 2014  sono entrata nel mondo dello “sport di memoria”, ho iniziato la formazione per i campionati, partecipando lo stesso anno ai campionati di memoria in Cina. Successivamente, a Londra, ho fondato la mia scuola online e nel marzo 2015 ho lanciato una start-up in nome del mio blog “EuropeOnLine”, arrivando seconda. Nel settembre 2015 ho ottenuto una chiamata da Edimburgo con l’invito di continuare il mio progetto durante l’autunno successivo e così ho accettato. Le buone notizie arrivavano così rapidamente che non riuscivo a crederci. La mia start-up ha ottenuto un posto tra le 50 start-up migliori del mondo e il progetto”EuropeOnLine” è stato selezionato tra le 20 start-up migliori dell’anno 2015. In tre settimane ho anche vinto il titolo di UK Business Woman 2015 di TheGradFactor. Ho proseguito quindi i miei progetti con ancora più motivazione ed entusiasmo, fondando la mia compagnia a Edimburgo, con la speranza di diventare una società globale e con un nuovo nome: Amolingua.>>

http://amolingua.com/

http://amolingua.com/2015-year-in-review-ceo-ekaterina-matveeva/

<<Infine, durante l’estate di quest’anno sono arrivata in Italia con “Erasmus Entrepreneur” per esplorare il mondo educativo e scambiare nuove idee con gli imprenditori locali.

Attualmente sto lavorando a Mosca negli studi di “Mosfilm”, dove sto girando uno Show interamente dedicato alle lingue e alle capacità di memoria.>>

Parlaci dell’idea “Erasmus Entrepreneur”, com’è stata la tua esperienza di lavoro qui in Italia ?

<< Erasmus Entrepreneur è un ottimo modo di scambiare idee. Ho scoperto questa possibilità nel 2014, quando un mio amico imprenditore è andato in Germania. Così ho deciso di cercare il mio progetto alla fine del 2015. E ‘stata dura, ci sono state un sacco di offerte, ma non ero sicura che fossero effettivamente buone per me. Cercavo qualcosa nell’ambito all’educazione e quando ho parlato con il rappresentante della Cooperativa 3M ho capito che sarei stata in grado di lavorare a contatto con insegnanti e bambini. Questa idea è stata interessante per me, e mi ha arricchito parecchio a livello di esperienza nel lavoro con i bambini. All’inizio non sapevo bene cosa aspettarmi, ma quando sono arrivata mi sono completamente immersa nella vita locale. Ero già stata in Italia prima di questo viaggio, ma mai per lavoro, per cui la situazione era completamente nuova per me.

Questo scambio mi ha aiutato a ottenere nuove conoscenze, acquisire nuovi clienti per la mia scuola. E ‘stato bello poter insegnare agli insegnanti e collaborare su progetti sociali dedicati all’arte e alla multi-cultura.

L’aspetto più interessante però è stato quello di vedere la reazione dei bambini a una persona straniera: erano curiosi e desiderosi di imparare cose nuove in una lingua diversa.>>

Quali sono i vantaggi del fare questo mestiere ? Cosa ti trasmette a livello umano ed emotivo lavorare nell’ambito linguistico, dell’educazione e dell’istruzione ?

<<Sono curiosa del mondo, lo sono sempre stata. Credo che imparando nuove lingue e culture si possa vedere il mondo da diversi punti di vista. Parlare lingue straniere e viaggiare è una cura per ogni malattia. Sono felice di insegnare le lingue, o meglio, di poter ispirare chi vuole impararle.

Io, a fare questo lavoro, sento un sacco di energia. Sia quando imparo una nuova lingua, sia quando parto per un nuovo viaggio. Posso dire che è difficile essere un cittadino del mondo intero, ma posso anche dire che mi sento a casa ovunque e ho un sacco di amici in tutto il mondo. Ad esempio, ora che sto sviluppando la mia scuola con 63 colleghi, sento di essere comunque unita a tutti anche se siamo in diversi paesi: inizio alla mattina a parlare con la Cina e finisco la mia giornata parlando con qualcuno in  Messico o negli Stati Uniti. Ho davvero la sensazione che posso essere in molti posti diversi nello stesso momento.

Ho scritto i miei libri dedicati all’apprendimento delle lingue per indurre le persone a impararle, che sia per passione o per affari. Ricordate: una lingua si impara per aprire una nuova porta sul mondo ed essere in grado di connettersi con altre persone che condividono questa stessa passione.>>

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©Giulia Sangiorgi – All rights reserved

©Ekaterina Matveeva -All rights reserved

Quando le fissazioni estetiche impediscono di vivere

Elena è una ragazza di 25 anni che ha scelto di raccontarmi qualcosa di lei, qualcosa di privato e non troppo piacevole. L’ho incontrata in una libreria di Ferrara, mentre acquistava un testo sulla costruzione dell’identità personale. Ci siamo trovate per caso a discutere su libri di autori che entrambe seguiamo e abbiamo iniziato a parlare di quanto sia difficile aumentare la propria sicurezza in certe situazioni. Elena ha deciso di rivelarmi quella che è stata la parte più brutta della sua vita. Mi ha chiesto se mi andava di scrivere la sua storia e, tra un caffè e l’altro, abbiamo deciso di farne un pezzo.

Non si tratta di un’intervista come tante. Non si parlerà di successi, di carriera, di passioni. Elena ha scelto di rivelare solo il suo nome, vuole mandare un messaggio a tutti quelli che non si apprezzano mai. La sua storia fa riflettere, ci invita a vivere di più e pensare di meno, ad accettarci, a scegliere cosa è meglio per noi nei limiti delle nostre possibilità.

Quando la necessità di migliorare il proprio corpo diventa ossessione, ben oltre i concetti di benessere fisico e salute, le persone rincorrono quell’idea di perfezione che non potranno mai avere. E quando si arriva a questo punto quello da cambiare non è più il proprio corpo ma la mente, e questa è una delle sfide più difficili di tutte.

Quando, come, perché?

“Ho passato molto tempo a guardarmi allo specchio, ma molto più tempo a “screditarmi”, a trovarmi difetti. Fin dalle scuole medie c’erano amiche che consideravo più belle di me, quindi ho sviluppato da ragazzina queste mie manie.

La mia storia è probabilmente simile a tante altre, devo dire che su Internet ne ho lette molte. Quello che ho vissuto in qualche modo mi ha cambiata e mi ha resa una persona più forte. E’ iniziato tutto un pomeriggio in quarta superiore, in cui ho deciso che volevo cambiare molte cose di me. Prima fra tutte, odiavo la mia pancia e decisi di fare più sport. Ho iniziato ad eliminare carboidrati e grassi per cercare di perdere più peso possibile nel minor tempo. Iniziai a dimagrire molto ed ero contenta. Poi ho notato che la mia necessità di essere sempre più bella mi stava togliendo il tempo per vedere amici, studiare, stare in famiglia. Ad ogni invito ad uscire dovevo per forza rispondere di no, preferivo andare a correre. Sono svenuta parecchie volte, mi sentivo sempre debole e dovettero ricoverarmi spesso.untitled

Il limite l’ho raggiunto a 19 anni, quando decisi di rifarmi il seno per essere “bella” come le altre. Quell’unica idea di bellezza che vedevo nella mia testa mi impediva di vivere come tutte. Ad esempio, rifiutavo di uscire con qualche ragazzo perché non mi piacevo, la mia ossessione mi convinceva di essere brutta anche per loro. Mi resi conto di essere veramente malata quando cominciai a passare giornate intere al buio in camera, per non farmi vedere dagli altri. Ho provato sentimenti che non avevo mai provato prima. Sconforto, ansia, paura. Il processo di recupero in clinica è stato il periodo più lungo della mia vita e, ancora oggi, mi spaventa il solo pensiero di poterci ricadere”.

Cosa ti ha convinta ad andare in clinica?

“Non le persone. Da mesi amici e famigliari mi parlavano di terapie, di medici specializzati e possibili soluzioni, ma io non li ascoltavo. Ero più impegnata a cambiare costantemente colore di capelli e scaricare programmi di allenamento per glutei e pancia. Non mi sono nemmeno rivolta ad un personal trainer, ero convinta di essere nel giusto.

Alla fine io mi sono convinta da sola, un giorno in cui stavo talmente male, sia fisicamente che emotivamente, da arrivare a pensare alla morte e a tutto quello che mi stavo perdendo della mia vita.

La verità è che se non ci si aiuta da soli, gli altri servono a poco. Gli amici sono stati di conforto e li ringrazio ancora oggi. La mia famiglia mi è sempre stata vicina, certo, ma se il cambiamento non parte dalla tua mente non può proprio avvenire”.

Immagino che la tua scelta di iscriverti alla facoltà di Medicina sia legata a questa esperienza negativa, sbaglio?

“Non sbagli. Ho deciso che volevo fare qualcosa di utile per gli altri, aiutare le persone a stare bene. Mi sono iscritta in ritardo, però non rimpiango di averlo fatto. Ci metterò più tempo, non so a quale specialistica mi iscriverò, ma tenersi impegnati in qualcosa che si ama fare aiuta più di qualsiasi terapia”.

Come ti senti oggi, a distanza di anni?

“Sto bene con me stessa, ho imparato a convivere con i miei “difetti” che, se ti devo dire la verità, non considero più così spesso. Intendo dire che mi dimentico di averli. Ho trovato la mia strada, qualcosa in cui credere e ho smesso di ossessionarmi con l’essere migliore. Pratico sport e mi tengo in forma, ma nei limiti. Sono ancora seguita da specialisti: da una dietista e da una psicologa. Non mi vergogno a dirlo, mi aiutano a mantenermi su questa via finché non sentirò di poterne fare a meno”.

Esistono cose peggiori per cui vergognarsi. Cosa ti ha insegnato tutto questo?

“Mi ha insegnato a non cercare di raggiungere obiettivi impossibili, a imparare a conoscere i miei limiti e provare a conviverci al meglio. Mi ha insegnato che a pretendere troppo si ottiene un effetto contrario. A voler sembrare troppo bella sono diventata brutta. Ogni cosa che facevo peggiorava la mia immagine, mi ammalava. Ho capito che spesso è meglio un passo indietro con umiltà che cento avanti con imprudenza. Tutti, chi prima chi poi, faremo i conti con la cellulite oppure le rughe, e dobbiamo accettarlo”.

Ultima domanda, ti sei rifatta il seno e questo non puoi cambiarlo: quando ti guardi allo specchio non ti viene in mente tutto quello che hai passato?

“Certo, ogni santo giorno, ed è giusto così. Io mi piaccio oggi. Ho qualcosa addosso che mi ricorda di non giocare più con me stessa come in passato. Quando si fanno delle cazzate non tutto si può riparare. Ognuno ha il suo prezzo da pagare nella vita, gli sbagli si portano dentro per sempre, si superano ma non si scordano.”

 

 

©Giulia Sangiorgi- All rights reserved

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Grazie a Elena.