“Solo Nero Expo” – 15/18 Settembre 2017- Teatro Sociale della Concordia

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“Solo Nero Expo” è un percorso di dodici tappe, visitabile dal 15 al 18 Settembre 2017, presso il Teatro Sociale della Concordia, durante il weekend dell’Antica Fiera di Portomaggiore

I ragazzi dello staff hanno realizzato una galleria d’arte, per trasmettere un messaggio, un’emozione, una storia. Durante “Solo Nero Expo” sono stati esposti dodici disegni e dodici fotografie, realizzati appositamente dagli artisti partecipanti a tema dei dodici racconti del libro. 

 

 

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‘Nero Laguna Book Festival’ – Il primo festival letterario del genere noir a Comacchio #fotodiaro

28- 30 Aprile 2017

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Un’idea per salvare i giornali – Festival di Internazionale a Ferrara 2016

L’economista francese Julia Cagè è stata intervistata da Luca Sofri, giornalista italiano fondatore del sito di informazione “Il Post”, al Festival di Internazionale a Ferrara, venerdì 30 Settembre 2016.

Come ogni anno le proposte di dibattito e gli spunti di riflessioni offerti dal Festival sono parecchi, e l’informazione come bene pubblico da preservare e alimentare è una tematica su cui c’è sempre qualcosa da dire.

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Julia Cagè insegna all’Università Sience Po di Parigi, e si occupa di politica, storia economica e organizzazione industriale. Al Festival ci ha parlato del suo libro “Salvare i media. Capitalismo, crowdfunding e democrazia”, uscito in Francia lo scorso anno e tradotto da Bompiani nella versione italiana.

Il testo si compone di una parte di analisi e una proposta. Julia analizza lo stato attuale dell’informazione, le ragioni della crisi e i problemi economici che ne conseguono. Poi propone il modello crowdfunding per cercare di mantenere attivi i media e la divulgazione. “L’informazione, in quanto bene pubblico”, ha spiegato la Cagè, “è necessaria ai cittadini e alla democrazia. Gli uomini devono essere informati per saper vivere bene, per poter votare, formarsi un’opinione e relazionarsi con il mondo. E’ un bene comune prezioso”.

Come ricorda Julia Cagè, la crisi di giornali e stampa ha avuto origine molto prima dell’avvento di Internet, già dalla nascita delle prime radio negli Stati Uniti negli anni sessanta. Dal 1979, le televisioni hanno iniziato a fare pubblicità, un tasso di concorrenza piuttosto alto per la stampa cartacea. Contrariamente a quanto spesso si afferma infatti, Internet e la crisi economica del 2000 hanno solamente alimentato questo fenomeno di lungo corso, iniziato molto prima del mondo 2.0.. Oggi ci troviamo di fronte ad una crisi dei media, certo, ma anche dell’intero sistema di informazione, dovuta ad una scarsità di investimenti e di conseguenza meno pubblicità, che resta l’unico mezzo principale per alimentare i media tradizionali. “I giornali devono imparare a vivere senza pubblicità, allora possono resistere a tutto, e il modello proposto nel mio libro è volto ad un finanziamento diretto del cartaceo per preservare un bene comune essenziale alla sopravvivenza della comunità”.

Vediamo di capire meglio di cosa si tratta, e come quest’idea può salvare i media tradizionali, a sostegno di un’informazione di qualità.download

Cos’è il modello crowdfunding?

Si tratta di finanziamenti pubblici. Un sistema diretto di finanziamento da parte dei cittadini, in cambio di detrazioni fiscali. Quello che Julia Cagè propone è un modello secondo lei utilissimo e molto sottovalutato, che supporterebbe i media nella diffusione dei contenuti e sosterrebbe l’importanza dell’informarsi per i cittadini stessi.

La vera missione è salvare i contenuti dei giornali

Nel corso l’intervista, il giornalista Sofri ha posto l’accento sull’aspetto più importante del fare divulgazione, il contenuto. Non è tanto importante preservare il media quanto la qualità dell’informazione che viene diffusa. Viviamo oramai sempre connessi, online possiamo trovare una quantità vastissima di notizie, per questo è fondamentale cercare di ridurre il numero di quelle false. La falsa informazione non aiuta la democrazia, e riduce notevolmente le possibilità di seri confronti nei cittadini.

L’informazione falsa dovrebbe essere eliminata dai maggiori controlli nelle singole redazioni”, ha affermato Julia Cagè, “analizzando punto per punto la qualità delle notizie, le fonti di provenienza”. Il problema, secondo l’economista francese, è la scarsità di personale: ci sono sempre meno giornalisti nelle redazioni, i quali non possono dedicarsi anche a mansioni di controllo. Ci vorrebbero investimenti in nuove risorse, impegnate a ricoprire un ruolo di revisione dei contenuti da proporre ai cittadini.

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Informazione di qualità

Sofri ha raccontato ai presenti in Sala Estense a Ferrara la sua esperienza diretta nella fondazione del sito di informazione “Il Post”. Quando si vuole emergere in un mondo ricco di informazioni di diversa natura, di facile consultazione e, sopratutto, alla portata di chiunque, è necessario fornire un servizio di qualità.  Per cui non è possibile partire con aspettative oltre la media, fame di guadagno e ossessione per il successo. Si deve iniziare da un buon progetto, investire il più possibile in qualcosa che abbia continuità, agire verso un obiettivo preciso e cercare di soddisfare chi legge.

Per cui, per salvare i giornali sarebbero necessari certamente maggiori investimenti, ma non solo. Servono progetti a lunga scadenza, serve maggiore pubblicità ma anche molta costanza. Costanza nell’analisi dei contenuti, nella promozione di una divulgazione seria e fondata su notizie attendibili, sicure e di buona qualità. Distinguersi dagli altri per la propria serietà, acquisire credibilità e non smettere mai di concentrare le proprie risorse in questi elementi.

© Giulia Sangiorgi- All rights reserved

https://twitter.com/CageJulia                  http://www.internazionale.it/festival/protagonisti/julia-cage

http://www.wittgenstein.it/

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Interview with Julia A.Smolenkova

Russian artist and gallerist, Julia A. Smolenkova was born in 1986 in a family of artists. Graduated in Art, she manages three studios in Moscow, Brussels and Paris. She received awards from the Russian Art’s Academy, she won more Art International Competitions and today she works as an Associate Professor at the Monumental and Decorative Sculpture’s Department at the Art and Industry’s Academy in Moscow. She has displayed her works and organized other artist’ exhibitions in several countries, like Germany, Austria and the US. You can find a list of her major exhibitions in the last few years on the website www.julia-smolenkova.com

Who is Julia Smolenkova?

“I am a lucky artist, and for this gift I thank fate. Art should bring optimism and joy the people, keep them interested and give them feelings of joy. There’s so much horror, fear and pain in the world, that art should be inspiring and emotional in every possible way. And that’s what I try to do with my work”.

Moscow, Brussels and Paris. How important is the influence of the cities you’ve lived in for the realization of you work?

“I paint in all the places that make me feel good and I create my works with positive emotions. I really like my studio in Moscow, but also the other two. They are completely different as are the pieces I create in them. It’s like the city is painting with me.

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Moscow is dynamic, with contrasting colors and materials, it never stop and never sleeps, it’s a storm of emotions, movements, all day and all night. Paris is brightness, airiness and light, like in no other place. Paris has a warm tone and an inimitable golden light. I like my study in Brussels for its view opens on the Grand Place and my works here are more serious than the ones I create in Paris. It’s probably because of the lifestyle in Belgium, which is a lot more relaxed, and lets me stop and think a bit more, so I can work on the paintings with more calm and time.

Every city I work in is reflected in my art so I’m not always excited to sell my paintings, because it’s like selling a part of myself, a part of my soul. I’m glad that people like my works and that they hang them on the walls of their houses, but each painting is a fragment of my story. In one of them, for example, you can see an abstract image, a still life, a theatrical costume, a girl’s portrait, the fanning of the wings, the clouds light, the reflections of the architecture’s lights and shadows. The same painting reminds me of the place where I created it, the people that were around me, the feelings I felt and the moments I lived there.

The viewer can’t feel the race on Sunday in Paris when I was in search of a fine arts store to buy the colors that I didn’t have with me. That evening was the opening night of my exhibition and the city inspired me some missing paintings to create. I created them quickly, lightly, emotionally and with spontaneity, just in time before the opening. These are the kind of paintings I prefer, because they mean something so important to me.

Art has always been crucial in your family. Have you always wanted to do this in your life?

“Yes, I have”.

If you had to choose one exposition for each city, which ones would you prefer?

“I would probably choose the works I haven’t created yet in each city”. (Laugh)

“Of course, I spent most of my time in Moscow, where the studio is equipped for painting, sculpture and mosaics. Creating a mosaic is a long process and now I can only do it in this study. But an important exhibition of my mosaics will open in Brussels soon. I love the famous blue stone used to build the old city, so I want to bring my mosaics in this city. I think it will be very beautiful, there will be the works of my past eight years, it will be really interesting event and I invite everyone to visit the exhibition. All information is on my WebSite.

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In Moscow is open now my “Polyphonic Abstractions” exposition that fits really well the reality of a Moscow that never sleeps. The main theme of my work is the city, in all its architecture, people, emotions, colors. In Paris I can only imagine to show paintings and graphics created in the Paris light itself. I can’t organize an exhibition of monumental mosaics or challenging painting here yet, beacause the exhibition’s location in the city is very important to me, art should fit organically into the environment in which it’s located, whether it’s a private home, an exhibition area, or an urban area. Everything has to be perfect.

Now I’m travelling a lot in Italy, it’s an amazing country with an unique culture. I hope to start bringing my work here too. I’m always ready to new projects!”

Your job gives you the opportunity to work with many artists and meet famous people. Is there someone you want to remember or an important moment for you?

“As I said, I’m lucky. Fate makes me meet talented, original and interesting people. I keep the memories of all those meetings with great affection and gratitude. Once I had the honor to talk to Pierre Cardin in his restaurant after an exposition. He dedicated me his time and answered all my questions about his perception of modern art and his love for the Russian art and theater. Then, the dialogue evolved into a series of joint creative projects, in Paris and in Moscow. I’m really grateful for all the opportunities I had and those I’ll have. Right place right time, it’s my view”.

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Is it difficult to organize exhibitions for others rather than yourself?

“Every exhibition is an event, a party, an important moment in which the people participates with interest. The artists who let me make their exhibitions have previously visited my ones and they know that I’ll work for them as good as I would for myself.
I have organized in Moscow a Festival called “The art of sculpture” for seven years, which has recently become international: participants come from Europe and the United States. Both famous artists and young artists take part in this Festival, all on the same level in a common artistic space. I organize many solo and group exhibitions by artists from different countries. I invest a lot in the show and I’m very demanding. I want visitors to always be able to see quality art. Every type of art, from classical to modern, from figurative to painting, must be presented on the highest professional levels”.

Some advices for aspiring artists-gallerists: three essential characteristics to be good in this job.

“Be critical with yourself,

respect your audience,

don’t stop once you’ve reached a goal”.

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www.julia-smolenkova.com

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Steve McCurry: quando non servono parole

La straordinaria potenza di esprimere emozioni, tramandare storie, raccontare luoghi e attimi di vita.

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Quando si parla di fotografia si pensa ad un’immagine associata ad un preciso significato, ad un’idea riprodotta, ad un momento catturato per caso o, talvolta, intenzionalmente.

Assai differente, estraneo a questa comune concezione, è il carico di emozioni strabilianti che una visita ad una mostra di Steve McCurry ti scaglia contro. Si, la sensazione è proprio quella: pare di essere investiti, in qualche modo, da qualcosa di talmente forte da non potervi sfuggire. 

L’arte del coinvolgimento non è cosa semplice, per lo meno, non da tutti. E Steve ha la capacità di trasportare le persone in giro per il mondo e, in ogni scatto, raccontare la storia di qualcuno.

I Musei San Domenico di Forlì hanno ospitato, dal 26 Settembre 2015 al 10 Gennaio 2016, una rassegna di oltre 180 fotografie, presentandole con il titolo “Icons and Women”. http://www.mostrastevemccurry.it/

La rappresentazione femminile resta una delle migliori scelte di McCurry, attraverso la quale riesce a portare diverse etnie, culture e tradizioni nella mente dell’osservatore.

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Sanaa, Yemen, 1997
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Rajasthan, India, 1983: donne che si riparano tra loro dal forte vento, stagione dei monsoni.

 

Altrettanto di impatto sono le fotografie di guerra, emotivamente disarmanti, proposte in questa mostra. Sono strumenti in grado di trasmettere la crudeltà, la violenza e le atrocità su cui spesso ci dimentichiamo di riflettere.

 

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Al Ahmadi, Kuwait, 1991, Guerra del Golfo: fotografia scattata in pieno giorno, in mezzo a fuoco e fumo, nei campi infestati di mine.
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New York, 11 Settembre 2001

Osservando alcune espressioni, inquadrature e luoghi, fotografati dal reporter durante i suoi viaggi di lavoro, è possibile percepire la tensione dello stesso McCurry e delle persone coinvolte nei tragici eventi. Le foto che seguono sono solo alcune di molte, quelle che ho preferito e che penso restino impresse nella mente di chiunque si fermi ad osservarle.

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Rajasthan, India, 2010, nomade Rabhari con la barba tinta di henné

 

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TrHajjah, Yemen, 1999, bambino dopo la lunga celebrazione di un matrimonio

 

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Mumbai, India, 1993, madre e bambino in cerca di una moneta

Inoltre, pezzo forte dell’esposizione, il tanto atteso secondo ritratto di Sharbat Gula, la bambina afgana fotografata da McCurry nel 1984. McCurry è infatti riuscito a ritrovarla in Pakistan, riproponendo lo scatto dopo 17 anni. La donna è ora sposata e ha tre figlie, ma il suo viso resta uno tra i più conosciuti e discussi al mondo, così come il suo sguardo particolarissimo.

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http://stevemccrry.com/

http://www.sudest57.com/photographers/steve-mccurry-2/icons/

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