Alla riscoperta di Torcello – Marco Migliari

Il turista che scende dal treno alla stazione di Santa Lucia a Venezia, oltre a godersi l’immancabile giro per la meravigliosa città dei Doge, potrebbe essere attratto dalla prospettiva di un tour per le altre isole lagunari, collegate tra di esse da un efficientissimo sistema di vaporetti.

Verso nord-est, lasciandosi alle spalle Venezia e Murano (famosa per i suoi vetri lavorati a mano) e infine la coloratissima Burano, si giunge alla meno appariscente e più lussurreggiante Torcello, poco conosciuto ma interessantissimo gioiello della laguna veneta.

La storia di Torcello ha origini fin dai primi tempi dell’Impero Romano: ricerche archeologiche hanno dimostrato che una piccola comunità vi si stabilì fino al V secolo DC, data in cui si verificò la cosiddetta “Rotta della Cucca”, un’ecatombe alluvionare che modificò permanentemente il corso di tutti i fiumi che sfociavano nella laguna veneta.

Il ripopolamento dell’isola riprese attorno al VII secolo ad opera dei bizantini, soprattutto a fini militari, a cagione della posizione altamente strategica e facilmente difendibile.

L’iconica Cattedrale, la cui forma si distingue immediatamente nelle giornate più assolate anche a chilometri di distanza, venne edificata in questo periodo ed intitolata all’Assunta. Fu riedificata nel XI secolo, affiancata dalla nuova chiesa di Santa Fosca, assumendo il carattere romanico che la contraddistingue ancora oggi.

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Durante i secoli dal XII al XV, il centro urbano di Torcello conobbe il massimo splendore, arrivando a ospitare una popolazione stimata tra le 8000 e le 20000 unità, diventando il principale sito di lavorazione della lana all’interno del Ducato di Venezia.

Sfortunatamente, come conseguenza all’impaludamento della zona e alle continue pestilenze, per l’isoletta iniziò un lento e graduale declino, che culminò con il quasi totale abbandono da parte dei residenti e la rovina/smantellamento degli edifici, azione compiuta al fine di fornire materiale da costruzione alle vicine e più fiorenti isole. La città scomparve virtualmente .

La popolazione ha continuato inesorabilmente a diminuire fino ad oggi, quando, chiedendo informazioni agli abitanti, si constata che nell’isola vivono né più né meno di nove persone.

Sono i turisti a incrementare sensibilmente questo numero: persone incuriosite da un luogo dove regna il silenzio e dove l’affollamento di Venezia è solamente un ricordo. Sbarcando dal vaporetto la pace e la quiete assalgono il visitatore, sensazioni opposte a quelle provate sulle altre isole.

Percorrendo la stradina che costeggia il canale Maggiore, la via d’acqua che collega la laguna al piccolo centro di Torcello, si arriva al Ponte del Diavolo: primo degli unici due ponti all’interno dell’intera isola, che ha la caratteristica di avere, assieme a Ponte Chiodo a Cannaregio, le fattezze degli antichi ponti veneziani sprovvisti di parapetto.

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Proseguendo in direzione del centro, il canale si arresta poco prima dei Palazzi del Consiglio e dell’Archivio, sedi del museo provinciale di Torcello. Le collezioni qui ospitate comprendono un vastissimo assortimento di reperti di epoca preistorica, paleocristiana, etrusca, romana, medioevale e moderna. Di fronte a uno degli edifici museali si erge il cosiddetto “Trono di Attila”, grosso seggio in pietra legato alla leggenda dell’arrivo del terribile re degli Unni a Torcello e da questi appunto utilizzato. In verità, la discesa degli Unni in Italia si arrestò nei pressi di Udine ed essi non raggiunsero mai la laguna veneta.

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Poco più avanti si giunge alla chiesa di Santa Fosca e alla maestosa abbazia dell’Assunta, sopra le quali torreggia il maestoso campanile di quest’ultima. Inoltre, a fianco di esse, si trovano le fondamenta dell’ormai scomparso battistero dedicato a San Giovanni.

Ovviamente tutti questi monumenti sono visitabili e consigliatissimi, in particolare il campanile che, grazie alla sua altezza di ben 45 metri, offre una vista mozzafiato a 360°; mentre gli interni dei due edifici ecclesiastici sono splendidi esempi di architettura e arte romanica perfettamente conservati.

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L’isola non si limita comunque a quanto appena menzionato, poiché vari sono i siti di scavi archeologici tutt’ora in corso, alcuni saltuariamente aperti al pubblico con visite guidate, a volte persino gratuite. I vari ritrovamenti hanno permesso la nascita di nuove riflessioni sulla storia e sul ruolo di Torcello: molti sono databili all’Alto medioevo, ma nella parte più meridionale dell’isola si trova un sito che potrebbe addirittura risalire all’epoca romana.

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Buona parte dei turisti in visita sono americani in cerca delle tracce lasciate da Ernest Hemingway, il quale, innamoratosi della laguna veneta, soggiornò spesso nella casa rossa situata nel punto in cui il canal Maggiore si biforca, poco prima del centro storico dell’isola. Fu in questi luoghi a lui cari che egli ambientò il suo romanzo Across the River and into the Trees, scritto in quel periodo.

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Seppur non della stessa fama dello scrittore statunitense, un’altra figura di spicco fece parte della storia di Torcello durante il ‘900: il pittore, scultore e mosaicista Lucio Andrich.

La sua casa è tra le prime che si incontrano una volta sbarcati, sulla sinistra in fondo ad un sentiero, ora adibita a museo dal nipote Paolo. Qui si può ammirare una collezione ricca di mobili antichi, maioliche, sculture, olii su tela, fotografie ed incisioni di autentica bellezza. Sfortunatamente il museo apre solo su appuntamento.

Infine, a ridosso della casa museo Andrich, si può ammirare la vasta e suggestiva Palude della Rosa, luogo perfetto per gli appassionati di bird watching, la cui principale attrazione sono i fenicotteri che nelle stagioni calde vi si soffermano in massa.

Insomma, Torcello è colma di elementi degni di interesse e merita senz’altro una rivalutazione, o per meglio dire una riscoperta. Purtroppo l’isoletta soffre di una notevole incuria da parte degli enti che dovrebbero occuparsene, come si può evincere dallo stato della vegetazione e dei numerosi sentieri che la attraversano. Oltre a questo, è la mancanza di una campagna d’informazione volta a diffonderne nome e qualità a penalizzarla sensibilmente, rendendola di fatto sconosciuta alla maggior parte. Ma basterebbe questo a riportare un pò in luce questo piccolo gioiello della laguna veneta? Certamente aiuterebbe, ma sarà necessario aspettare il momento in cui la rinascita dell’isola starà a cuore a chi di dovere.

 

©Marco Migliari

©www.giuliazuuzsangiorgi.com

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