#TravelDiary di Alice: Capitali moderne e passate del Perù ( e il lago più alto del mondo)

di Alice Bariani

-Lima, la capitale moderna

La foschia della costa, i colori vivaci delle case tipicamente sudamericane, il barocco dei grandi palazzi coloniali sono tutti elementi che caratterizzano Lima. Un ottimo luogo da cui partire, soprattutto perché l’impatto iniziale è quello di sorpresa e meraviglia, ancora abbastanza simile ai caratteri europei da non rimanere spiazzati e allo stesso tempo un assaggio di quel che si nasconde dietro la colonizzazione del Perù.

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Lima è una città fondata da Francisco Pizarro, condottiero spagnolo che ha impiantato lì le sue chiese, la sua religione e lo stile dei palazzi lo dimostra ampiamente. C’è un pizzico di Europa in ogni angolo, i grandi palazzi che potresti trovare in Italia, Spagna e Francia, ma allo stesso tempo mi sembrava di vivere in un libro. La mia idea del continente sudamericano viene tutta dai libri di Marquez e della Allende, che hanno dipinto le case coloniali nella mia mente molti anni fa e, camminando per le vie di Lima, mi sembrava di rivivere le loro storie, anche se nessuna di quelle novelle era ambientata in Perù. Le case coloniali mi fanno tutte questo effetto, di meraviglia e ricchezza ostentata e di vecchio stampo, esattamente come un riccone del vecchio continente che prende casa all’estero e si adagia tra i suoi mobili di buona fattura e servitori.

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Bellissimo anche il monastero di San Francisco con le catacombe stipate di ossa e una biblioteca interamente in legno, e perciò anche rovinata dall’esposizione all’atmosfera umida di questa zona, che pareva ritagliata fuori dallo spazio e dal tempo.

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Il Parco dell’amore che tanto mi ricordava Barcellona era pieno di colori sullo sfondo di nebbia che Lima ha sempre in prossimità della costa, il caldo umido e la vicinanza al mare le dà un’atmosfera nebbiosa, vivamente rallegrata dai mosaici e murales sparsi ovunque. Se qui, nella capitale sono decorativi per la maggior parte, nell’entroterra sono utilizzati in sostituzione dei cartelloni pubblicitari ed elettorali.

-Cusco, la capitale Inca

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Mi è sempre piaciuto andare in un luogo e sentire il peso della storia tra le sue pietre. Cusco è così, rimane una città indigena anche se è stata vestita da bella signora. Sorprendente per me è stato scoprire quanto mi diverte il sincretismo religioso; esprime benissimo l’idea di un popolo che ha adattato un culto molto distante da sé, come il cristianesimo e ne modifica i dipinti e le parabole religiose per avvicinare a sé una fede che non conoscevano. I cammelli non significavano nulla per questi popoli, ma i lama sì, e li si vede comparire nei quadri affissi nella cattedrale, famosa soprattutto per il Señor de los Temblores. Questo è chiamato anche il Cristo Nero, un grande crocifisso, con un Gesù dalla pelle scura, come quella degli indigeni, che a Cusco sono certamente la maggioranza, chiamato così perché si narra che sia stato portato fuori dalla cattedrale durante un terremoto e la terra abbia smesso di tremare; qui, dove i terremoti sono frequenti in tutta la nazione, fu considerato un miracolo.

A Cusco si trovano anche i resti di un tempio inca dentro un monastero, altro esempio di come due luoghi di culto di diverse religioni siano diventati uno solo per il popolo. A poca distanza dalla città è incredibile vedere il tempio del Fulmine (Sachsahuaman), dove enormi pietre pesanti diversi quintali sono state disposte con cura infinita a formare lo zig zag del fulmine. Tra le pietre si trovano molti orgogliosi lama che guardano solennemente l’orizzonte come padroni di quei luoghi.

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-Puno e Lago Titikaka

Puno, città di mercanti, che di recente è divenuta luogo di soggiorno per turisti, data la fama del vicino lago, ma che rimane estranea ai turisti per la sua maggior parte. Il piccolo centro storico è fornito di un piccolo museo sulla pianta di coca, piccoli locali dove mangiare su menù per turisti (a piccoli prezzi) e piccole chiese un po’ spoglie, destinate alle preghiere della gente del luogo (di piccola statura). Fuori da queste chiese è sempre presente un crocifisso tipico peruviano in verde con gli accessori tipici e un’immancabile scala.

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Merita anche il (piccolo!) museo di Carlos Dreyer, avventuriero europeo che pensava di andare in Perù e trovare oggetti da rivendere e diventare ricco, invece si innamorò della terra, della lingua e di una donna e ci rimase per il resto della vita, tanto che quando gli chiesero di tornare in patria, quello diventò il suo ultimo viaggio.

A quasi 4000 metri, il Titikaka è il lago navigabile con la maggiore altitudine sulla faccia della terra ed è gelido e molto, molto blu perché riflette un cielo senza nubi. Ci sono gruppi di persone che abitano sulle sue isole galleggianti Uros, fatte di giunchi legati insieme. Il giunco è tutta la loro vita: è la base del villaggio, le pareti di casa e la primaria fonte di cibo e guadagno. L’intera visita alle isole è fatta ad hoc per i turisti e lascia uno strano retrogusto; queste persone gentilissime sanno solo due parole in croce di inglese ma capiscono bene anche un italiano spagnoleggiante e hanno la pelle bruciata dal sole, che batte fortissimo a quell’altitudine. Ti mostrano sorridenti le loro capanne, ti offrono i loro vestiti da indossare e ti chiedono di comprare i loro tessuti colorati e a me sembra sempre di approfittare di un sistema che non credo giovi loro in alcun modo. Sembra di guardare un documentario ma di poterlo anche toccare con mano, rimane l’idea che il montaggio delle scene non venga lasciato decidere a loro ma alle agenzie turistiche.

Questo è stato anche il picco di altitudine dell’intero viaggio, che può dare dei forti mal di testa, specialmente se, come me, partite da una base di ben 3 metri sul livello del mare. Con mia estrema gratitudine e soddisfazione, ciò avveniva per me solamente lontano dai pasti quando mi prendeva la fame. Sono utili a contrastare il mal di testa anche le caramelle di coca, perfettamente legali e senza alcun tipo di controindicazioni, che sono spesso un concentrato di zucchero e un ottimo regalo da distribuire una volta tornati in patria. Il fiato corto è invece un’altra faccenda, l’aria diventa rarefatta quando si raggiungono quasi i 4000 metri e sull’isola di Taquile una dolce salita con veramente poco dislivello ha fatto ansimare l’intero gruppo. La zuppa di quinoa è un eccellente rimedio, soprattutto se vi si aggiunge la cipolla pestata con spezie e peperoncino.

Da vedere assolutamente:

Lima:

-Monastero di San Francisco, perché ci sono le catacombe! Perché il pavimento dei piani superiori è elastico e assorbe i salti (provare per credere) a causa dei frequenti terremoti. La biblioteca bellissima e piena di mistero è solo un bonus.

-Plaza Mayor, perché è gialla e bellissima con le sue palme tutt’intorno e i dettagli in legno appesi alle case coloniali sono meravigliosi dal vivo.

-La casa coloniale poco lontana dalla piazza, visitabile solo in alcuni orari (è ancora abitata), perché è come sfogliare un libro e caderci dentro per errore.

-Parco dell’amore a Miraflores, perché ricorda Parc Güell a Barcellona.

Cuzco:

-Cattedrale, tutti i quadri in cui compare un lama o Gesù Cristo con un poncho meritano di essere visti e apprezzati e la storia del Signore dei terremoti è meravigliosa.

-Monastero con tempio inca, perché si passa dal cristianesimo all’Impero Inca in soli due passi.

-mercato centrale, perché si possono vedere i prodotti tipici e comprare qualsiasi cosa vogliate da mangiare.

-Museo de la Historia Regional, perché è allestito nella casa di Garcilaso de la Vega, figlio di un politico spagnolo e nipote di un capo Inca.

Puno e lago Titikaka:

-Museo Carlos Dreyer, perché ci sono tre mummie e la casa di Dreyer è una location meravigliosa.

-Isola Taquile, per faticare a fare tre scalini dall’altitudine e per scottarsi la nuca a 4000 metri

© Alice Bariani

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