#Vitadabullo e sensi di colpa

“Sono stato cattivo con chi non poteva difendersi, ho un peso da scontare”

Quando Giacomo mi ha chiesto di scrivere qualcosa, non avevo idea di quello che mi avrebbe rivelato. “Prendere consapevolezza dei propri sbagli è un grande passo”, mi ha detto, “confessarli agli altri è un modo per scusarsi”.

L’ho conosciuto casualmente, per motivi professionali, differenti da quelli che poi mi hanno portato ad intervistarlo. Sempre per caso, appunto, ci siamo trovati a parlare di bullismo, delle cause, delle conseguenze e di tutto quello che gira intorno a questa tematica.

Come sapete mi piace raccontare storie di persone particolari, con esperienze fuori dal comune. Persone che trasmettono emozioni, che hanno qualcosa di importante da dire. Ecco la storia di una persona che si è pentita delle azioni fatte in un passato lontano, quasi volontariamente rimosso dalla memoria, e che ogni giorno cerca di fare qualcosa per migliorarsi.

Torniamo indietro nel tempo. Quanti anni avevi e, soprattutto, che persona eri?

“Avevo quattordici anni quando ho iniziato ad essere un certo tipo di ragazzino. Quello che va male a scuola, che fuma per sentirsi figo, che insulta per sentirsi potente. Ero quel tipo di ragazzino che nessun genitore vorrebbe come figlio. Quello che lì fa vergognare, quello porta guai e preoccupazioni. Ero uno con un sacco di vizi, uno convinto. Tutto andava come volevo”.

Cosa facevi esattamente agli altri ragazzini? 

“Alcuni li prendevo in giro, altri proprio li umiliavo davanti a tutti. Molti li ricattavo per avere soldi per le sigarette, altri ancora li menavo per il puro gusto di farlo. Ero diventato quello da temere, tutti i maschi stavano alle mie regole e tutte le femmine mi adoravano, e chi si ribellava non la passava liscia. Insultavo quelli che secondo me erano sfigati. E per sfigati intendo quelli meno socievoli, quelli con qualche chilo in più, quelli senza fidanzatina o quelli che economicamente non avevano troppe possibilità. Sono stato proprio stronzo. Sono stato cattivo con chi non poteva difendersi, e per questo ho un peso da scontare”.

Il tuo peso da scontare è il senso di colpa?

“Sì, assolutamente. Ma anche il rimorso. La vergogna. Non ho mai chiesto scusa a quei ragazzini. Alcuni li incontro ancora oggi per strada, abbasso la testa perché non ho il coraggio di guardarli negli occhi. Vorrei potergli dire che mi dispiace e che sono contento che stiano bene. Altri invece sono ancora dei casi umani e forse, in gran parte, è colpa mia. Perché quando io mi divertivo come un cretino loro stavano male, subivano. Certi traumi non si superano, certe menate non si scordano, a maggior ragione se non hai fatto nulla per meritartele”.

Immagino che queste cose tu le abbia comprese solo in un secondo momento. Quando hai smesso? Cosa ti ha fatto smettere?

“Esatto, l’ho capito anni dopo. Quando l’ho capito? Quando la frittata si è ribaltata. Quando ho avuto quello che mi meritavo. Ero alle superiori, esattamente al quinto anno. E’ successo che ho incontrato uno più stronzo di me. Sono passato dalla parte opposta e ho compreso che cosa avevo fatto agli altri per molti anni. Quindi sono cambiato, ho iniziato ad avere parecchi complessi mentali, vere e proprie crisi adolescenziali. Mi sono isolato per parecchio. Ho scelto di migliorare la  mia persona, mi sono dato una possibilità. Ho iniziato ad avere di nuovo amici solo quando mi sono iscritto all’università e ho cambiato giro”.

Tu fai un sacco di volontariato, ti piace aiutare gli altri?

“Sì, adesso mi piace. Lo so dove vuoi arrivare”.

Voglio arrivare a chiederti se lo fai per “ripulirti” la coscienza. Fare qualcosa per gli altri ti fa sentire meglio?

“Mi fa sentire molto meglio. Oggi ho una vita abbastanza normale, una carriera e molte soddisfazioni, ma farlo mi aiuta a migliorare la mia autostima. Anche se non sembra, l’opinione che ho di me stesso non è troppo positiva. E certo che lo faccio anche per “ripulirmi”, non potevi trovare aggettivo migliore”.

Grazie per le tue risposte. Ultima domanda: un messaggio per tutti gli ex stronzi come te che, per paura di essere giudicati, non si espongono.

“Grazie a te, per aver trovato il tempo di parlarne. Quello che mi sento di dire è di non vergognarsi a raccontarlo. Errare è umano, ma l’importante è rendersene conto e cercare di porre rimedio a quello che si è fatto. Prendere consapevolezza dei propri sbagli è un grande passo, confessarli agli altri è un modo, anche se non diretto, per scusarsi. Si sta bene dopo averlo fatto, sul serio”.

 

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Grazie a Giacomo per la sua storia.

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