Come si genera l’odio nella mente umana? Il ruolo dell’autostima

Da cosa derivano opinioni negative e desideri di vendetta? Cosa succede quando qualcuno prova avversione, rifiuto o vuole il male di un’altra persona? E soprattutto, quanto influisce la propria autostima nella percezione degli altri?

Sono molti gli psicologi ad essersi cimentati in test riguardanti la natura dell’odio, alcuni hanno anche elaborato interessanti teorie sul tema. Lo psichiatra americano Aaron Beck (https://it.wikipedia.org/wiki/Aaron_Beck), per esempio, ha mostrato in parecchi esperimenti come sia possibile percepire le persone in modo negativo, da ogni punto di vista, in modo inconscio. In poche parole, egli sostiene che quando una persona non ci piace, il nostro cervello associa ad essa pensieri brutti, critici e probabilmente anche contorti dal sentimento che li genera in modo totalmente automatico. Questi sentimenti negativi che vi sono alla base inducono poi a pensare costantemente all’altra persona come sbagliata e suscitano reazioni mentali negative e comportamenti alle volte violenti. Ma perché? Da cosa derivano?

I ricercatori del Laboratorio di Neurobiologia dell’Università di Londra hanno provato a definire i meccanismi che si attivano nel cervello umano in questi casi. Tramite risonanza magnetica sono riusciti a stabilire che, nel momento in cui si odia qualcuno, si attiva una sezione del cervello in cui risiedono le emozioni primarie. Quanto più è intenso il sentimento negativo, maggiore è l’attività di quest’area. Di conseguenza, la reazione comportamentale violenta aumenta con l’aumentare di tale attività cognitiva.

Le peggiori reazioni comportamentali conseguenti all’odio sono l’adottare atteggiamenti sociali squalificanti e deridenti nei confronti della persona odiata. Ostilità e discriminazioni avvengono anche tra gruppi, dove vi sono stereotipi e pregiudizi piuttosto forti alla base.

Ogni forma di odio è quindi sempre generata da una motivazione particolare, nella maggior parte dei casi personale, spesso a seguito di un’interazione sociale con qualcuno che si oppone alle necessità e ai bisogni soggettivi. E i bisogni soggettivi sono sempre collegati all’autostima. Cerchiamo di capire perché quest’ultima gioca un ruolo fondamentale nella determinazione dell’odio verso qualcuno.

 

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Una forma di odio piuttosto comune, ad esempio, è quella manifestata in reazioni più o meno eccessive dei soggetti egocentrici. L’egocentrico, infatti, è colui che pensa, vive e agisce ponendo la propria persona come fulcro di ogni situazione o evento, a prescindere dal pensiero altrui. Quindi, è una persona con un eccesso di autostima notevole.

La persona egocentrica si aspetta che quasi sempre gli altri approvino, adorino ed esaltino ogni sua mossa. Quando questo non avviene, il soggetto in questione non riesce ad accettare di aver sbagliato in qualcosa. Ed è per evitare di ammettere i propri limiti che l’egocentrico sviluppa sentimenti di odio verso coloro che non sanno apprezzarlo come vorrebbe. L’odio in questo caso è dovuto alle insensate certezze di essere sempre nel giusto che, messe in discussione, provocano tale reazione.

In questi casi, secondo gli esperti, l’odio è associato ad un altro aspetto negativo della condizione mentale umana: la vendetta. Quando qualcuno contraddice un egocentrico, infatti, in un certo senso tende a violare una norma per lui incontestabile. Ed è proprio quando questa norma viene infranta che il soggetto egocentrico si arrabbia e prova un forte desiderio di punire colui che non lo rispetta.

Le persone con una forte autostima, nel momento in cui si sentono minacciati da qualcuno che sembra essere in qualche modo migliore di loro, sviluppano emozioni negative nei confronti di quest’ultimo. L’entità dell’odio è direttamente proporzionale al livello di autostima personale.

Chi vive con la costante ossessione di dover essere considerato sopra alla media, infatti, è solitamente pervaso da un bisogno di potere sugli altri e sente la continua necessità di mostrare le proprie capacità a chi ritiene “inferiore”, per affermare così la propria superiorità. Ed è proprio quando questo non avviene che si genera l’odio: quando le persone potenzialmente inferiori sono in realtà più abili.

Il calo di autostima nei soggetti presuntuosi provoca reazioni negative: invidia, rabbia, ossessione e, appunto, odio. Ruota tutto intorno all’autostima e ai bisogni che questa comporta. Il calo di autostima in una persona altezzosa provoca reazioni più intense rispetto a quelle di una persona equilibrata e in pace con sé stessa.

In una società in cui l’apparire sembra quasi più importante dell’essere, le persone sono sempre in continuo conflitto tra loro. Quando l’immagine di una persona particolarmente “montata” viene messa in discussione, attaccata o contraddetta, nella mente di questa si scatenano reazioni immediate che possono convertirsi in comportamenti aggressivi verso la potenziale minaccia. Spesso queste persone tanto piene di sé hanno la convinzione che aggredire, attaccare e deridere gli altri possa essere una soluzione al miglioramento della propria autostima. Si sentono soddisfatti e, in un certo senso, appagati da una momentanea sensazione di controllo sugli altri che, però, in un lasso di tempo più o meno breve viene a mancare.

Usare l’odio come difesa dei propri difetti però non porta lontano. Chi non riesce ad accettare valutazioni negative, opinioni contrarie e critiche verso la propria persona è probabilmente più insicuro di quando creda. Queste persone non si rendono conto che un’eccessiva opinione delle proprie potenzialità più che a migliorare l’immagine di sé agli occhi esterni tende a ridicolizzarla.

Sono proprio queste, i presuntuosi e gli egocentrici, le persone maggiormente predisposte all’odio, ma anche le più instabili e poco soddisfatte di sé, al punto da essere tanto vulnerabili e soggette a crisi emotive pesanti.

Chi odia quindi non è una persona forte, spesso è una persona insicura, debole e incapace di convivere con sé stessa. L’odiare qualcuno non salva dalle insicurezze, bisogna imparare a fare i conti da soli con i propri limiti.

@Giulia Sangiorgi-All rights reserved

©Photography Kerstin Pan Zu 

 

 

 

 

 

 

 

 

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