Parlare di “razze umane” in medicina: giusto o sbagliato?

Le diversità biologiche permettono di suddividere le popolazioni in gruppi, è sensato parlare di razze con diverse caratteristiche fisiche e genetiche?

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Il 5 Febbraio 2016, Sience pubblica l’opinione di alcuni ricercatori americani in merito all’uso ricorrente e, forse, troppo esteso dell’idea di razza associata all’uomo.

(http://science.sciencemag.org/content/351/6273/564)

Sono Michael Yudell, Dorothy Roberts, Rob DeSalle e Sarah Tishkoff gli esperti che sostengono sia eccessivo spingere le persone a doversi identificare in una razza precisa, quando basterebbe parlare di differenti combinazioni genetiche.

Da un punto di vista scientifico e medico il termine razza è associabile all’uomo poiché identifica un gruppo di persone con comuni caratteristiche fisiche o genetiche, quindi diverse da altri. A tal proposito, molti medici vengono spesso criticati e accusati: parlare di razza induce inevitabilmente a pensare ad una forma di discriminazione.

Quello che tale espressione evoca e riporta alla memoria è estremamente negativo, oltre che offensivo per chi si sente in qualche modo coinvolto. Smettere di associare il termine razza all’uomo potrebbe essere il primo passo per sensibilizzare i cittadini e invitarli a mettere da parte certi stereotipi e pregiudizi. Il mondo intero, purtroppo, è invaso ogni giorno da eventi discriminatori violenti.

Allora perché i medici ne parlano?

In medicina, il termine è associato a gruppi diversi di fenotipi umani.

Aprendo un qualsiasi vocabolario della lingua italiana è possibile comprendere meglio cosa sia effettivamente un fenotipo. Si tratta della manifestazione fisica di un organismo, determinata dai geni ambientali. E’ il complesso delle caratteristiche genetiche in relazione all’ambiente, l’espressione di un gene che si manifesta con particolari caratteri distintivi. Molti medici hanno spiegato come una determinata cura, ad esempio, possa provocare diverse reazioni in un individuo bianco rispetto ad uno di colore. Le stesse differenze possono essere riscontrare nelle conseguenze dovute all’uso di farmaci particolari, poiché le diverse combinazioni genetiche dei corpi permettono assimilazioni differenti.

Nello stesso vocabolario della lingua italiana è possibile trovare più definizioni del termine “razza”, tutte accomunate dal sottolineare una “diversità” tra specie, animali, piante, ecc.

Ma che cos’è qualcosa di diverso? Diverso è sinonimo di alieno, avverso, estraneo, qualcosa di un’altra appartenenza. Quindi, da un punto di vista lessicale, che sia in campo medico, sociale, economico o politico, il sottolineare una differenza equivale ad escludere o includere qualcuno da un gruppo preciso. Sottolineare una differenza tra una persona e un’altra significa fare comunque un paragone.

Inevitabilmente, è lecito chiedersi se sia necessario paragonare una persona di colore e una bianca per motivare l’utilizzo del termine razza in medicina. Forse no.

Fino a prova contraria, due persone bianche, in quanto organismi differenti, possiedono diverse caratteristiche genetiche e fisiche che permettono il manifestarsi di diverse reazioni a terapie e farmaci nella medesima misura del caso precedente.

Per cui, se si tratta di caratteristiche differenti, chiamiamole così. Se si tratta di fenotipi umani, chiamiamoli fenotipi umani.

Non chiamiamole razze.

 

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